La Dura Battaglia di Spal, Pordenone, Fermana e Fiorenzuola: Dal Professionismo all’Eccellenza e il Tentativo di Risalire

Quattro piazze dal nome grande affrontano panchine fredde e campi stretti: la lunga discesa dal calcio professionistico all’orizzonte dell’Eccellenza e l’ostinato tentativo di risalire tra strade secondarie, playoff spietati e notti di provincia.

Li riconosci da lontano. I colori. Gli striscioni ricuciti. Le storie che si raccontano al bar il sabato mattina. Oggi a quel tavolo ci sono anche la SPAL, il Pordenone, la Fermana, il Fiorenzuola. Un tempo abituati ai riflettori, ora fanno i conti con il margine. E quando la stagione si gioca sugli spareggi promozione in Serie D, la realtà è cruda: i playoff hanno bocciato più di un club con curriculum da ex professionisti. Il nome non basta. La risalita chiede metodo, gambe, pazienza.

Il paradosso si sente sulle scale degli stadi. A Ferrara lo Stadio Paolo Mazza ricorda la Serie A recente. La SPAL non è scivolata fino all’Eccellenza, ma vive sul crinale: bilanci sotto lente, progetti da rifare, piazza esigente. A Pordenone la fotografia è più tagliente: playoff di Serie B nel 2020, poi la caduta societaria e la ripartenza dal calcio regionale. Dal Dacia Arena al Teghil di Lignano, la traiettoria dice tutto. A Fermo il Recchioni ha visto anni solidi in Serie C e poi un’estate di carte bollate e ripartenze locali. A Fiorenzuola, dove a metà anni ’90 si sfiorò l’impresa in Coppa Italia a San Siro, il pendolo è tornato giù: retrocessione, ricostruzione, passo corto. Non tutte sono già finite nell’universo dell’Eccellenza, ma il vento soffia lì. E chiede una forza diversa.

Perché i playoff di Eccellenza sono una tagliola

Qui sta il nodo che molti sottovalutano. In Eccellenza sale direttamente chi vince il girone. Le seconde classificate, e in alcuni casi le migliori terze, entrano nei playoff nazionali. Andata e ritorno. Pochi posti disponibili. Di norma, sette promozioni per decine di pretendenti. Il vincitore della Coppa Italia Dilettanti ottiene la promozione in Serie D senza passare dagli spareggi, ma per tutti gli altri è una salita sui sassi. Un gol preso in contropiede, un campo pesante, una squalifica di troppo: e un anno scivola via. Non esistono corsie preferenziali per i “grandi nomi”. La geografia pesa, i chilometri pure. E gli errori di gestione si pagano due volte.

Quattro strade, un’unica fatica

Il filo, però, è comune. La rifondazione non è uno slogan: richiede trasparenza nei conti, un’idea tecnica sostenibile, un vivaio che porti minuti veri. Significa dire no a ingaggi fuori scala e sì a profili utili alla categoria. Significa lavorare sullo stadio, pure se piccolo: servizi, illuminazione, famiglie. A Pordenone lo sanno guardando al presente senza vergogna. A Fermo ci si affida al tessuto cittadino: piccoli sponsor, scuole calcio, orari pensati per la gente. A Fiorenzuola il Velodromo Attilio Pavesi resta casa, laboratorio, misura giusta per crescere. A Ferrara la sfida è non perdersi tra aspettative e realtà: pesare ogni scelta, proteggere la Curva senza vendere il futuro.

I numeri sono freddi ma parlano: negli ultimi anni il tasso di “retromarcia” tra professionismo e dilettanti è salito, e i casi di esclusioni o rinunce per motivi economici non mancano. Se un dato manca, le voci lo riempiono. Qui meglio essere chiari: non esistono scorciatoie certificate per tornare su. Il resto è dettaglio di calendario.

Alla fine resta un’immagine. Una tribuna che si svuota piano, un bambino con la sciarpa verde, gialloblù, biancorossa o biancazzurra che chiede: “Torniamo in alto, vero?”. Forse la domanda giusta è un’altra: chi siamo quando la classifica non ci somiglia più? Nel rumore dei tifosi e nel silenzio del martedì, lì si misura la risalita. E magari, proprio da quel silenzio, nasce il prossimo passo.