Una settimana che promette di cambiare il calcio azzurro: un Consiglio federale d’esordio, nuovi equilibri e un annuncio che accende l’attesa per la panchina della Nazionale.
Malagò annuncia: Nuovi dt e ct della Nazionale entro una settimana, con il sostegno della Serie A – Il primo Consiglio federale del nuovo presidente Figc
C’è aria nuova in via Allegri. Il primo Consiglio federale del nuovo presidente FIGC ha segnato una linea chiara: ordine nei dossier, tempi rapidi sulle scelte e una relazione più stretta con la Lega Serie A. Il messaggio, a tratti asciutto, è arrivato pulito. E ha una conseguenza immediata: la Lega porterà in Assemblea una proposta per sostenere i bilanci federali. Non sono stati diffusi dettagli sull’importo o sulla formula, ma il perimetro è definito: un contributo di sistema, votato dai club, per dare ossigeno alla governance del calcio italiano.
Nel frattempo, il capitolo licenze nazionali scorre senza intoppi. Nessun allarme, nessuna deroga speciale in vista: le verifiche economico-finanziarie e infrastrutturali seguono il percorso previsto. È un dettaglio che conta, perché sulle licenze si misura la solidità del movimento: pagamenti in regola, impianti a norma, pianificazione credibile. Lo si è imparato anche negli anni più tesi, quando una PEC mancata o una fideiussione imperfetta rovesciavano stagioni intere.
Sono stati eletti anche i due vicepresidenti: Simonelli come vicario e Calcagno come rappresentante del mondo dei calciatori. Una scelta di equilibrio tra governance e spogliatoio. Nomi noti ai tavoli che contano, pragmatismo di lungo corso.
Un cambio di passo atteso: cosa succede in una settimana
Il punto che tutti aspettano, però, arriva più avanti nella giornata. Giovanni Malagò scandisce i tempi: entro sette giorni saranno indicati il nuovo direttore tecnico (DT) e il commissario tecnico (CT) della Nazionale. È una finestra stretta, segno che la cornice è già tracciata. Nessuna rosa ufficiale di candidati è stata confermata: niente nomi, niente firme anticipate. Ma la tempistica racconta che i contatti sono vivi e i profili, verosimilmente, definiti per caratteristiche.
In Italia, quando la panchina azzurra cambia, il Paese si ferma cinque minuti. È stato così con Conte nel 2014, chiamato a rimettere in ordine il campo, ed è stato così con Mancini nel 2018, per ridare fiducia e gioco. La velocità della nomina non è un dettaglio romantico: serve per programmare subito raduni, staff, microcicli, e negoziare con i club i carichi di lavoro. Qui torna utile il “sostegno” di Serie A: più collaborazione significa finestre tecniche meglio incastrate, meno attriti sui rientri, più spazio a giovani che rischiano di restare ai margini.
Il sostegno della Serie A e l’effetto sul sistema
Il voto in Assemblea della Lega su una “forma di aiuto” ai conti federali può diventare un segnale politico. Non basta a rivoluzionare i conti, ma ricuce il rapporto tra club e Federazione su temi concreti: risorse per i settori giovanili, tecnologie al servizio degli arbitri, formazione degli allenatori. Se il contributo sarà legato a obiettivi misurabili, l’effetto potrebbe sentirsi già entro la prossima stagione sportiva.
L’assenza di problemi sulle licenze indica che la macchina amministrativa tiene. Che non significa abbassare la guardia: la verifica vera arriva d’estate, tra scadenze, iscrizioni e stadi da mettere in sicurezza. Ma partire “puliti” sposta l’energia dove serve: sul campo, sulle scelte tecniche, sulla qualità degli allenamenti.
Poi resta la panchina. La Nazionale ha bisogno di un’idea nitida prima ancora di un nome. Un CT che sappia parlare ai club e un DT capace di guardare due finestre di mercato avanti. Il tempo dato da Malagò è una clessidra corta, ma giusta. Sette giorni passano in fretta: quando il nuovo staff entrerà a Coverciano, il pallone farà il suo mestiere. La domanda, adesso, è semplice e grande: saremo pronti a riconoscerci nel modo in cui giocheremo?