Una Nazionale che parla italiano senza perdere l’accento di casa: nella corsa ai prossimi Mondiali, la Colombia pesca dalla nostra Serie A due certezze di retroguardia. Due storie che si intrecciano tra pianure emiliane e vento di Maestrale, e finiscono nella lista del ct argentino.
Capita spesso che il calcio crei ponti. Tra città lontane, tra stadi e aeroporti, tra lingue che si capiscono al primo contrasto. In questo ponte, l’Italia è la corsia preferenziale del calcio sudamericano. E la Colombia di Néstor Lorenzo, tecnico misurato e pratico, guarda con attenzione a chi regge l’urto ogni domenica da noi.
Prima un fatto, semplice. Il ct ha scelto di consolidare la sua difesa con profili abituati al ritmo e alla tattica della Serie A. È una linea coerente con le sue ultime liste: stabilità, esperienza, duelli vinti più che proclami. La fotografia è chiara già dai numeri di campionato: chi brilla nel nostro torneo, spesso brilla anche in maglia gialla.
E i nomi? Sono due “italiani” adottivi: Jhon Lucumí del Bologna e Yerry Mina del Cagliari, entrambi convocati nelle più recenti selezioni della Nazionale colombiana guidata dal ct argentino. Un mancino elegante il primo, un colosso d’area il secondo. Insieme fanno coppia per fisicità, letture preventive e un minimo comune denominatore: affidabilità.
Lucumí è cresciuto tanto. A Bologna ha trovato un sistema che esalta i difensori che pensano prima di intervenire. Difesa alta, corpo orientato, anticipo pulito. La squadra ha chiuso una stagione da sogno, con la Champions raggiunta e una retroguardia tra le meno battute. Qui Lucumí è stato più che presente: ha dato linee di passaggio, ha guidato il reparto, ha tenuto la barra dritta nelle partite ad alta tensione. Il profilo che un commissario tecnico ama perché non fa rumore, ma ti fa dormire sereno.
Mina è un’altra energia. Altezza, impatto, carisma. A Cagliari ha messo la sua firma in momenti che restano. Come quel gol nel recupero contro il Napoli, quando l’Is Arenas immaginario si è fatto Sant’Elia per un istante, e la salvezza ha smesso di essere una parola per diventare un’immagine. In area, su palla inattiva, Mina sposta gli equilibri. Dietro, quando è in condizione, detta legge. È un difensore che riduce il campo agli attaccanti, anche solo con la presenza.
Va detto con onestà: la lista definitiva per i Mondiali si decide più avanti. Le convocazioni di oggi guardano alle gare che preparano la rassegna, e possono cambiare per forma fisica, incastri tattici, imprevisti. Ma il segnale resta forte. Lorenzo cerca continuità e trova due certezze qui, nel nostro campionato.
Perché portano ritmo europeo, tempi corti, attenzione al dettaglio. Perché si sono misurati con punte che attaccano lo spazio e con trequartisti che giocano tra le linee. In Nazionale, questo si traduce in meno metri concessi, più letture condivise, meno falli inutili. E un reparto che comunica con un linguaggio comune.
Non è solo Colombia. Da anni, i difensori sudamericani crescono qui. Imparano la gestione dell’errore, la posizione del corpo, le diagonali. Quando tornano in patria per la maglia, portano un kit completo: tecnica, tattica, abitudini. Lucumí e Mina sono l’ennesima prova di questo scambio virtuoso.
La sensazione, a guardarli, è che si completino. Uno porta misura, l’altro porta volume. E insieme offrono una promessa semplice: ridurre il rumore dove il gioco fa più male, nell’ultimo terzo. Non è una certezza assoluta, perché il calcio non lo è mai. Ma è un’immagine che convince. Chissà se, tra le notti dei Mondiali, rivedremo quel ponte tra Emilia e Sardegna prendere forma sotto le luci. E noi, da qui, da che parte del ponte ci metteremo a guardare?
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