San Valentino, luci di San Siro, un telecomando conteso. Il “Derby d’Italia” si gioca in salotto, ma scivola oltre la linea laterale e atterra dove pulsa davvero il futuro: il mercato dei portieri. In mezzo, un nome che divide e seduce
Guglielmo Vicario è l’ennesimo nome che stuzzica il mercato delle due più grandi rivali del calcio italiano. L’italiano del Tottenham è il filo teso tra due modi diversi di stare in porta, e due città che vivono il calcio come un riflesso nello specchio.

Il campo dirà la sua. Ma questo derby parallelo non aspetta il fischio d’inizio. Inter e Juventus ragionano già sul domani. Il domani, oggi, ha i guanti.
La pista è chiara: l’Inter guarda oltre Yann Sommer. È una questione di cicli, non di riconoscenza. L’età pesa sulle scelte dei club, e i portieri segnano il ritmo di una squadra più di quanto ammettiamo al bar. La Juventus, a sua volta, punta a consolidare un’identità forte tra i pali. Ha sondato profili top.
Il nome di Mike Maignan è circolato, prima del rinnovo con il Milan. Ora lo sguardo torna in Premier, dove Vicario è diventato una certezza.
Perché Vicario stuzzica Juve e Inter
Vicario è un portiere “moderno”, nel senso pratico del termine. Gioca alto. Legge la profondità. Esce senza paura. Dialoga coi piedi in costruzione. Da quando è arrivato agli Spurs, si è preso la porta con continuità e personalità. L’ambiente inglese lo ha forgiato nella gestione della pressione. La Nazionale lo conosce come vice affidabile di Donnarumma. Questo mix convince i dirigenti: profilo italiano, pronto subito, abituato a contesti ad alta intensità.
C’è anche una suggestione storica che parla alla pancia del tifo. A Torino il portiere italiano ha una risonanza speciale. Basti il ricordo di Dino Zoff. A Milano, sponda nerazzurra, l’idea di un estremo dominante, che alza la linea e accorcia la squadra, si sposa con un progetto tecnico che già sta in campo.
Qui il derby si fa sottile. Il prezzo di Vicario non è pubblico oggi. Non ci sono certezze su clausole o aperture del Tottenham. Vale una regola semplice: un titolare di Premier, in età matura, costa. E costa tanto. Le società italiane, per arrivarci, devono allineare bilancio e tempistiche.
L’Inter ragiona sul “dopo” Sommer. La Juventus valuta anche la crescita interna e i profili seguiti in Serie A, come Michele Di Gregorio, già entrato nei radar bianconeri da tempo. Non tutte le tessere cadranno a gennaio. Potrebbero volerci mesi.
Il contesto, però, spinge. La Serie A sta ritrovando orgoglio tra i pali. L’idea di riportare a casa un portiere italiano affermato all’estero ha un peso simbolico. È un messaggio al campionato, al pubblico, al futuro della Nazionale.





