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Allegri fra rabbia e soddisfazione: ora l’Inter è nel mirino

Al Dall’Ara è andata in scena una partita doppia: la furia lucida di Allegri a bordocampo e la calma feroce del suo Milan in campo. Una squadra che non perde mai, che stavolta ha vinto senza attaccanti di ruolo e che ora, con passo corto e respiro lungo, punta l’Inter senza dichiararlo a voce alta.

Se non perdi mai, arrivi in fondo con qualcosa in mano. La Serie A lo insegna da decenni. L’eccezione del Perugia di Castagner nel 1978-79 resta l’eccezione.

Allegri fra rabbia e soddisfazione: ora l’Inter è nel mirino (AnsaFoto) – calciomercato24.com

In tempi recenti, una stagione con una o zero sconfitte ha spesso significato scudetto. Oggi il Milan è lì: dopo 23 giornate ha 50 punti, con 14 vittorie, 8 pareggi e una sola sconfitta lontanissima. È un dato verificabile nei registri ufficiali e racconta stabilità prima ancora che potenza.

A Bologna si è vista la ragione principale: il blocco centrale. Tre difensori stretti e tre centrocampisti che schermano linee e tempi. C’è fisicità, c’è tecnica, c’è lettura. Il Bologna di Vincenzo Italiano, di solito spigoloso con le grandi, si è ritrovato senza linee pulite, senza profondità, senza ritmo. Nei primi 15 minuti ha illuso il suo pubblico con qualche riaggressione ben fatta. Poi, il vuoto.

Il Milan ha vinto senza attaccanti di ruolo. Out le prime tre scelte (Leao, Pulisic, Fullkrug), Allegri ha adattato Loftus-Cheek in punta: colpo secco e 1-0. A Nkunku ha cucito addosso una posizione ibrida che ha aperto crepe ovunque.

Il sigillo di Rabiot ha messo il “game over” sul tabellone, ma lungo il match sono rimaste piccole scie: un tacco-suola di Rabiot, due veroniche di Nkunku, una pennellata di Modric. Allegri odia gli “errori tecnici”, tollera e anzi custodisce la finezza utile. È il suo modo di proteggere il talento.

Nel mirino senza proclami

La scena più potente, però, è stata fuori dal rettangolo. Niente lancio di giacca, stavolta, ma tanta voce. Allegri urlava anche sullo 0-3. Voleva tutto: la seconda palla, la diagonale di copertura, l’attenzione sul dettaglio. Non spettacolo, concentrazione. Non euforia, continuità. Perché per puntare in alto serve una mentalità che non abbassa mai il volume.

La classifica è chiara: 5 punti dall’Inter capolista, uno scontro diretto l’8 marzo, una corsa ancora lunga. L’Inter ha la Champions da onorare: calendario, stanchezza, concentrazione sono variabili reali. Rimontare in era dei tre punti da questo distacco è raro; i casi sono pochissimi e il precedente più citato riguarda proprio i rossoneri. Qui i numeri non bastano: serve un atto di fede organizzata.

C’è anche una cornice storica che dà peso al presente: per trovare il Milan a quota 50 o più dopo 23 turni bisogna tornare al 2003-04 di Ancelotti, stagione chiusa con il tricolore. I dati delle ultime annate (spesso tra 32 e 49 punti alla stessa tappa) fanno capire l’impatto dell’allenatore. E spiegano perché oggi i rossoneri non solo non perdono: sanno anche stravincere partendo senza punte.

Al Dall’Ara è rimasta un’immagine: Allegri che pretende l’ultimo ripiegamento al 90’. Rabbia e soddisfazione nella stessa cornice. È un equilibrio sottile, quasi artigianale. Basterà per tenere l’Inter nel mirino fino alla fine? O servirà, a un certo punto, il coraggio di alzare lo sguardo e correre il rischio di guardarla negli occhi?

Antonio Papa

Giornalista pubblicista dal 2010, "fratello maggiore" di tanti redattori del network, autore di trasmissioni televisive. In TvPlay sono, insieme a Claudio Mancini, il conduttore di FantaTvPlay, di "Chi Ha Fatto Palo" e di altri format creati da noi. Sono una persona che ha fatto della scrittura la sua ragione di vita, coronando un sogno che avevo fin da bambino. Il mio motto è “lavorare seriamente senza mai prendersi sul serio”. Cerco di trasmettere la mia passione e il mio entusiasmo alle persone che lavorano con me: quando ci riesco… ci divertiamo!

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