Le possibili mosse della Juventus per rafforzare la posizione di portiere. Tra fiducia e futuro, Vicario e Carnesecchi sono i nomi caldi
Una settimana storta può cambiare l’umore di uno stadio. Se poi quella settimana diventa un mese, il problema è davvero importante, forse irrimediabile quando parliamo del portiere. Alla Juventus ormai hanno deciso: serve una scelta netta tra fiducia e futuro. E il futuro, sul ruolo più delicato, è già tema caldo.
Luciano Spalletti ha provato a stemperare i toni: l’errore nasce da squadra, non da singoli. È vero. Ma il momento di Di Gregorio pesa. La mancata respinta sull’autogol di Cambiaso a San Siro. Il tiro di Vojvoda allo Stadium che finisce dentro. La serata da incubo a Istanbul contro il Galatasaray. Episodi diversi, stessa sensazione: la Juve oggi non ha certezze fra i pali.
Questo non significa processo al portiere titolare. Significa, più semplicemente, che la dirigenza ha aperto un fascicolo. Non da ieri, da settimane. Anche perché il quadro complessivo impone scelte: Perin vuole giocare e cerca una maglia da numero uno. Pinsoglio valuta il ritiro. Il reparto, così, rischia un reset.
Qui si entra nel merito. I piani a Torino seguono una logica semplice: tenere alta la competizione interna e alzare l’asticella tecnica. E il punto centrale arriva a metà del discorso: se la Juventus decide di intervenire, i nomi sono già sul tavolo.
Il primo profilo è Guglielmo Vicario. Ha 30 anni a fine stagione. Ha esperienza internazionale e una presenza scenica che rassicura. Contratto lungo in Inghilterra (scadenza 2028). Tradotto: serve trattativa vera e la disponibilità del club a cederlo. Le stime parlano di circa 30 milioni. Non ci sono offerte ufficiali note al pubblico. Occhio ai movimenti dell’Inter per il dopo Sommer: i nerazzurri monitorano e possono accelerare se il mercato offre spiragli.
L’altra prima scelta è Marco Carnesecchi. Ha 25 anni. È cresciuto passo dopo passo. Ha già fatto coppe europee. L’Atalanta lo valuta tra 30 e 40 milioni, cifra coerente con rendimento e prospettiva. La Juve può pensarci sul serio se libera budget e, soprattutto, se centra la Champions League. Senza quel pass, l’operazione diventa complicata. Ad oggi non risultano accordi chiusi. Ma l’apprezzamento è antico e reciproco.
Otto anni dopo il primo arrivo, Perin saluta. Serve un secondo affidabile, pronto a giocare nelle rotazioni e nelle emergenze. I profili osservati pescano nella fascia medio-alta della Serie A: Ivan Provedel (Lazio). Ha picchi di rendimento notevoli e personalità. Dipenderà dal progetto tecnico biancoceleste. Wladimiro Falcone (Lecce). Bravo sulle linee basse, ottimo tra i pali. Può fare il dodicesimo senza perdere continuità mentale. Federico Ravaglia (Bologna). È cresciuto con ordine. Costo sostenibile e margine interessante. Lorenzo Montipò (Verona). Esperienza, leadership silenziosa, affidabilità nei periodi caldi. Emil Audero (Cremonese). Scuola Juve, ha già vissuto il ruolo da “due” in una big. Profilo equilibrato.
Il quadro resta fluido. L’idea Maignan è tramontata col rinnovo al Milan. Vicario e Carnesecchi sono le piste calde, ma servono incastri: uscite, conti, obiettivi sportivi. La Juventus valuterà il timing. L’estate 2026 è la finestra chiave. E la bussola è sempre la stessa: ridurre l’errore e aumentare la fiducia.
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