Serie A, ripresa in solitudine. Il calcio perde il suo valore più grande: il gruppo – FOCUS

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Serie A Ripresa Allenamenti | Il calcio scorporato dal suo concetto principale: il gruppo. Si va verso questa ipotesi se dal prossimo 4 maggio si ritornerà in campo per allenarsi. Almeno questa è l’idea lanciata da alcuni club che vorrebbero sfruttare le opportunità di ampio spazio presenti nei propri centri sportivi per tornare ad una sorta di normalità. Il Coronavirus non è ancora debellato, tutt’altro. La Serie A non ha ancora deciso se, come e quando si ripartirà, tutt’altro. Il Governo attende l’involuzione della curva epidemiologica per dare il via libera alle società o, al contrario, per bloccare tutto. Decisione presa? Certo che no, tutt’altro. Eppure c’è chi ha intenzione di riprendere. Perché se dal 4 maggio ci sarà la riapertura dei parchi per l’allenamento individuale degli sportivi o dei “normali” cittadini, le società (di Serie A) quasi pretendono la riapertura dei centri di allenamento perché muniti di tutte le attrezzature e gli spazi necessari alla messa in sicurezza degli atleti e di tutto lo staff.

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Serie A, riprendono gli allenamenti? In solitudine è anche peggio che non giocare

L’Emilia-Romagna, il Lazio e la Campania vanno verso tale decisione. Roma, Lazio, Napoli, Bologna, Sassuolo, Parma e SPAL (queste ultime due con tante riserve) possono tornare ad allenarsi. Come? A scaglioni, per fasce orarie, con sanificazione continua degli ambienti, spostamenti singoli dei calciatori e dello staff da e per le proprie abitazioni e tamponi due volte a settimana per scongiurare qualsiasi contagio. Il calcio, dunque, vede una luce in fondo al tunnel. “Se si riprendono gli allenamenti, si riprenderà anche il campionato”, risuona questa speranza nella mente di ogni tifoso o appassionato di tale sport. Poi dalle speranze si torna alla vita reale: nel calcio il contatto è d’obbligo, come si disputa una partita senza contatti? Non si può. Ma c’è di peggio. Come si conduce un allenamento, come si crea l’unità di intenti e di obiettivi nel gruppo squadra se i calciatori si alleneranno distanti l’uno dall’altro, in momenti diversi, senza condividere lo spogliatoio? Non si può.

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Niente più “uno per tutti, tutti per uno”

E dunque, tornando all’inizio, come si può parlare di ripresa del calcio se viene a mancare l’anima di ogni squadra, e cioè il gruppo? Nei racconti di grandi vittorie dei vecchi campioni la parola d’ordine è “spogliatoio”. Dopo ogni vittoria, ogni sconfitta, ogni seduta di allenamento, c’è il tempo di guardarsi in faccia negli spogliatoi, di dirsi cosa va bene e cosa non va. Il tempo di divertirsi insieme, di darsi una pacca sulla spalla, di discutere, di urlare insieme il motto di squadra, di fare scherzi, di concentrarsi, di festeggiare e di rammaricarsi. La ripresa del calcio senza poter condividere lo spogliatoio comporterebbe quanto di peggio esista in uno sport di squadra: la scomparsa dell’unus pro omnibus, omnes pro uno (uno per tutti, tutti per uno). Il calcio deve ripartire per salvaguardarsi ma senza anima, il corpo non avrebbe senso di esistere.

di Salvatore Amoroso