Serie A, giudice Sandulli: “Non è da escludere un calcio paralizzato dai ricorsi” [ESCLUSIVA]

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:30

Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi”, scriveva il drammaturgo Bertold Brecht. “Questo virus è come un’invasione aliena, il nemico è sconosciuto e imprevedibile. Speriamo anche noi in un manipolo di eroi…”, risponde il prof. Piero Sandulli, giudice della Corte Federale d’Appello, oggi ai microfoni di calciomercato24.com. Dopo aver scritto la storia della Giustizia Sportiva (ha firmato la sentenza definitiva del processo calciopoli), oggi ci ha aiutato a capire i risvolti giudiziari che può avere la ripresa (o meno) della Serie A.

A cura di
Vincenzo Credendino

Serie A, le parole del giudice Sandulli

Veniamo alla stretta attualità: come si prepara la giustizia sportiva ad un’eventuale ripresa?

Il problema è che sostanzialmente stiamo provando a rendere possibile un processo a distanza. Il processo telematico è avanzato dal punto di vista civile. Sostanzialmente stiamo predisponendo un regolamento che renda più snella la fase degli avvocati, senza comprimere il diritto alla difesa, trasferendo tutto per iscritto, può essere un qualcosa di praticabile. Saremo pronti anche a ricorsi per partite a distanza di due giorni l’uno dall’altra. Il problema è quello della tecnologia, se le linee sono sovraccariche diventa difficile per i giudici restare in contatto“.

Che idea si è fatto dei ritardi nella ripresa della Serie A?

Il mondo della scienza non ha un punto di convergenza. La Francia, l’Olanda ed il Belgio si sono fermate. In Italia il settore ha un volume d’affari e di tifosi interessante, produce l’1,6% del Pil, ma non si può chiedere uno sforzo alla sanità solo per assecondare una piccola frazione del paese”.

Bisogna operare un corretto bilanciamento di due valori, quello economico e quello del bene comune. Ad esempio nel settore della ristorazione c’è il rischio che il gioco non valga più la candela. Nel calcio il rischio di contatto produce un’incidenza rilevante (“3” dei parametri CONI, il massimo è “4”), non si può giocare senza contatto. Certo lo sport darebbe la possibilità ai cittadini italiani di sperare nella ripresa, alcuni di loro non escono dal 10 marzo e hanno bisogno di svagarsi. Fermare il calcio darebbe meno problemi che andare avanti, ma i ricorsi potrebbero essere inevitabili“.

Serie A, il rischio è un’estate fatta di ricorsi

C’è il rischio di una ripresa paralizzata dai vari tipi di ricorsi? Squadre che si ritengono defraudate del risultato dei propri sforzi o giocatori timorosi per la propria salute.

I ricorsi potranno esserci sia che si riprenda, sia che non si riprenda. Ci sono grossi problemi di carattere remunerativo. In un contratto di lavoro, complesso e “falsamente subordinato” come quello dei calciatori, ci sono ad esempio tutti i problemi di quei giocatori in scadenza. Potrebbero essersi già accordati con altre squadre: con chi giocano? In caso d’infortunio, chi paga? Ci sono squadre poi come Benevento, Monza, lo stesso Vicenza, che se si vedessero negata la promozione chiaramente potrebbero ricorrere. I protagonisti sono tanti. L’atleta, in qualsiasi sport, che non si sente al sicuro, potrebbe giustamente rivendicare la causa di forza maggiore per non rispettare il contratto. Non si può escludere un’estate di calcio paralizzata dai ricorsi in tribunale“.

Quale sarebbe una soluzione?

Diluire la stagione ha delle complicazioni, il tempo non si può fermare, i bilanci sono annuali, e alcune società sono quotate in borsa. Ogni soluzione avrà i suoi pro ed i suoi contro“.

A cura di
Vincenzo Credendino