Audio rubato, De Siervo replica a muso duro: “Vogliono intimidirmi”

| 03/12/2019 22:00

Audio rubato De Siervo | Dopo le dimissioni del presidente Gaetano Miccichè, che hanno portato alla nomina del commissario ad acta Mario Cicala, chiamato a traghettare la Confindustria del Pallone verso nuove elezioni, un altro ciclone si abbatte sulla Lega Serie A. L’audio rubato – e pubblicato dal quotidiano La Repubblica – durante un Consiglio di Lega del 23 settembre scorso, in cui l’Amministratore Delegato Luigi De Siervo dava disposizione ai registi di spegnere i microfoni rivolti verso le curve per tacitare eventuali cori razzisti, diventa l’occasione per sollevare un nuovo polverone dalle parti di via Rosellini, già alle prese con lo scottante tema dell’assegnazione dei diritti televisivi per il triennio 2021/24 e con la complicata ricerca di una nuova guida. L’amministratore delegato della Lega però non ci sta e difende il proprio operato, bollando come goffo il tentativo di screditarlo e destabilizzare l’ambiente.

Audio rubato De Siervo

Lega Serie A, le parole dell’Amministratore Delegato

“E’ evidente che questo è un posto che non vive momenti tranquilli, nonostante questo noi non ci facciamo intimidire, continuiamo sulla nostra strada e nel nostro percorso – ha assicurato De Siervo in conferenza stampa – Evidentemente l’obiettivo è pensare di riuscire a decapitare la Lega in prossimità del bando sui diritti tv”. Dalla difesa poi De Siervo, che ha annunciato querela nei confronti di chi ha diffuso l’audio, passa all’attacco. “Questa è una casa di vetro ed è è tutto trasparente. Nei prossimi mesi se ci saranno attività esterne che tenteranno di destabilizzare la Lega mi prenderò la facoltà di chiamarvi e spiegare le cose in modo che queste non crescano nel silenzio e diventino ingestibili – ha evidenziato – Credo che questi attacchi rafforzino il mondo del calcio.Mi hanno fatto passare per essere quello che silenzia i razzisti, magari riuscissi a silenziarli – ha evidenziato – L’obiettivo è l’opposto, andarli a prendere uno per uno, per punirli severamente nella forma più grave, con l’espulsione a tempo o definitiva dagli stadi”.


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