Razzismo nel Calcio, Aluko lascia la Juventus femminile: “Trattata come Escobar”

| 29/11/2019 08:50

Razzismo nel Calcio, Aluko lascia la Juventus femminile

Razzismo Calcio Aluko | Sabato contro la Fiorentina, Eni Aluko giocherà la sua ultima partita con la maglia della Juventus Womens. L’attaccante inglese di origini nigeriane ha tracciato un bilancio della sua esperienza italiana nel suo blog sul prestigioso quotidiano inglese The Guardian. “Alla Juventus le cose sono andate bene in campo, ma gli ultimi sei mesi in particolare sono stati difficili. Fuori dal campo, penso che sia giusto dire che le cose sono state un po’ più irregolari”, scrive Aluko. In campo è stato “un anno e mezzo di grande successo e apprendimento”. L’attaccante inglese si è detta “orgogliosa” di aver chiuso la scorsa stagione come “top scorer” della squadra mentre quest’anno complice anche un cambio di posizione “non sono sempre stata la migliore versione di me stessa”. Aluko sottolinea poi la qualità dello staff con cui ha lavorato alla Juventus, a partire da una allenatrice “estremamente tecnica” come Rita Guarino fino al direttore sportivo, Stefano Braghin, definito “un visionario e un vero gentiluomo”.

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Notizie Juventus, l’amarezza dell’attaccante

Parole al miele anche per le compagne di squadra, in particolare per Lisa Boattin, Aurora Galli e Michela Franco che non potrebbero essere compagne più gentili e altruisti. Non dimenticherò mai la velocità con cui due di loro sono venute a trovarmi in ospedale dopo un grave incidente d’auto a Torino”. Fuori dal campo, però, le noti dolenti che riguardano la città e l’Italia. “A volte Torino sembra indietro di decenni in termini di apertura verso le persone straniere. Mi sono stancata di entrare nei negozi e sentirmi come se il proprietario si aspettasse che rubassi”, scrive Aluko. “Tante volte all’aeroporto di Torino sono stata controllata dai cani antidroga, come se fossi Pablo Escobar”, prosegue. “Non ho sperimentato alcun tipo di razzismo dai tifosi della Juventus o all’interno del campionato femminile, ma c’è un problema in Italia e nel calcio italiano”, ammette.


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