Napoli, Carlo Ancelotti suona la carica a Gazzetta

Napoli ultime calcio | Carlo Ancelotti, tecnico del Napoli, ha parlato nel corso di un’intervista concessa a La Gazzetta dello Sport:

Le parole di Carlo Ancelotti, che comincia dalla Juventus: “Mi dicevano che ero l’eterno secondo, a Manchester ho dimostrato altro”

Sconfitta di Perugia? «Un colpo duro. Soprattutto perché poteva essere la prima vittoria e invece da lì è iniziata l’etichetta di eterno secondo».

Che poi lei fatto presto a smentire, ha vinto ogni cosa ovunque…

«La Juve mi poteva dare questa possibilità e invece, di essere uno capace di vincere, l’ho dimostrato proprio contro la Juve a Manchester»

Ancelotti e il suo racconto

«Il calcio dovrebbe essere un gioco. E’ nato così, così è vissuto dai bambini. Ma per questo Paese il calcio non è tanto un gioco, quanto un diversivo. A Napoli rappresenta anche una rivalsa, una sorta di riscatto dal senso di abbandono che questa città ha legittimamente introiettato nei secoli. Per me rimane un gioco. Bello, emozionante. Ancora mi diverto, ancora lo faccio con passione. Sento tanta gente del calcio dire che non riesce a dormire per la pressione. Io dormo sempre».

Quanto conta l’intelligenza in un giocatore?

«Tantissimo. E’ la cosa più importante, nel calcio come nella vita. Il talento non è sufficiente. Forse una volta bastava per rimanere ad alti livelli. Ora se non è supportato dall’intelligenza ­ che si può chiamare professionalità, serietà, applicazione ­ non fa più la differenza».

Il fisico quanto conta nel calcio moderno? Conta più dell’intelligenza e della tecnica calcistica?

«No, la cosa più importante è l’intelligenza. Dopo, naturalmente, c’è la genetica, che è il talento e anche il fisico. E’ una combinazione. Alla stazza non do molta importanza. I giocatori lenti, per esempio, continuano a giocare a calcio, perchéacalcio possono giocare tutti. Il giocatore lento, quello veloce, il giocatore basso, il giocatore alto. E’ lo sport di tutti. L’aspetto fisico, nella mia idea di calcio, ancora non ha la predominanza sull’intelligenza tecnica e tattica».

Sì, infatti lei ha Mertens, Insigne e ha avuto Verratti che certo non sono dei corazzieri.

«Più dell’intelligenza conta la personalità. Puoi giocare ad alto livello solo se hai una forte personalità. Come Modric che, fisicamente, anche lui è un po’ esile. Avere personalità significa non spaventarsi davanti alle partite importanti. Ci sono tanti giocatori dei quali si dice “questo giocatore nelle partite importanti sparisce”. Quello è un difetto di personalità».

Le è capitato di averne di giocatori con questo difetto?

«Sì. Come capita di trovare un giocatore di ventuno anni che non si spaventa davanti a niente. Anche se non è dotato di un grandissimo talento. Giocatori coraggiosi. Buffon è un coraggioso incosciente, nel senso buono della parola».

 

Lei pensa sia immaginabile, per esempio qui a Napoli, un’idea del manager che resta per diversi anni come è per esempio nel calcio inglese?

«Mi piacerebbe molto. Forse qui ci sono le caratteristiche adatte a un progetto simile».

«Di Napoli mi piacciono tante cose. Ovviamente il paesaggio e la luce. Il golfo di Napoli, con Capri di fronte. Il Vesuvio: ti svegli la mattina e hai questa fotografia emozionante davanti. Poi che ha Napoli? La gente è molto disponibile. Il napoletano non si prende troppo sul serio. E’ gente allegra, disponibile, aperta. Mi piace poi la passione che c’è dietro questa squadra. Passione e rispetto. Tutti pensano che Napoli sia sempre un grande, esuberante, putiferio. A me piace frequentare la città, vado per strada, nei ristoranti e nessuno mi ha mai disturbato, sono molto rispettosi».

Non le manca un attaccante robusto?

«Dipende da come vuoi giocare. Noi non sfruttiamo molto i cross quindi cerchiamo di utilizzare più il gioco verticale e devo dire che la combinazione, fino ad ora, ha funzionato: siamo il secondo miglior attacco d’Italia dopo la Juve, due gol di differenza».

Koulibaly è il miglior difensore del mondo in questo momento?

«E’ uno dei migliori. Con Sergio Ramos, Varane. E con quelli della Juve che sono molto forti, più che come individualità, come coppia».

Juve un gradino sopra le altre?

«No, la Juve è molto forte, molto continua, però inarrivabile no. Nella mia esperienza di calcio non ho ancora trovato squadre imbattibili. Certo, per stare al passo con la Juve, devi fare miracoli i»

 

Ancelotti ha poi parlato della possibilità di allenare la Nazionale

«Oggi no. Ho avuto la possibilità mesi orsono, ho parlato anche con la Figc. Ma ho detto loro che avevo voglia di allenare una squadra di club. A me piace stare qui tutti i giorni. Non mi piace allenare tre volte al mese».