Vittorio Sgarbi è deciso ad entrare nel mondo del calcio, diventando il presidente del Cervia Milan Marittima, come ha in mente lui di chiamare la squadra romagnola

Vittorio Sgarbi Cervia | Certo l’annuncio in accappatoio via Facebook, non aveva proprio convinto tutti, in molti hanno pensato che quella del Cervia in mano a Vittorio Sgarbi era solo una provocazione lanciata dallo sesso critico d’arte, opinionista, politico e sindaco di Sutri (nel viterbese), ma così non è, e la conferma arriva da un’intervista per la Gazzetta dello Sport versione online:

Vittorio Sgarbi Cervia

“Ma quale boutade! L’ho detto anche in tv, vado fino in fondo: lo rinominerò Cervia Milan Marittima e nel giro di poco tempo voglio portarlo dalla Promozione in Serie A”.

Ma perché questa scelta? “È uno spettacolo che ha un pubblico, un’emozione e una reazione. Insomma, quello che dovrebbero rappresentare l’arte e i musei. Di fronte a un’arena in cui si sta giocando a calcio, mi comporto come uno spettatore che sta assistendo a un’opera lirica in un grande teatro. A me comunque non emoziona il calcio, ma parlo dell’umanità. Verifico e ne prendo atto”.

Ha mai giocato a calcio da giovane Sgarbi? “Il pallone è l’espressione meno corrispondente alla mia natura. Quando ero in collegio il preside per frenare e mitigare le nostre pulsioni sessuali ci faceva giocare a calcio. Io preferivo il basket, ma non c’era il campo. Allora mi ritiravo in una stanza che mi era stata riservata da un prete a leggere libri”.

Sgarbi come Berlusconi

“In ogni caso, la mia quella del Cervia è una posizione di laboratorio. Come la scelta di Berlusconi di prendere il Monza, per lui è una questione emotiva, certo, ma anche strategica. Lo stesso vale per Cairo con il suo Torino, Della Valle e la Fiorentina. Questi grandi imprenditori che hanno comprato delle squadre di calcio, lo hanno fatto per potere e per immagine. Io invece voglio dare visibilità al Cervia: io ce l’ho già e voglio regalarla al club. La mia è un’operazione principalmente missionaria. In realtà l’artefice di tutto è il mio factotum Sauro Moretti. È lui il regista”.

A chi si ispirerà Sgarbi? Zamparini o Moratti? “Io oscillo tra i due. Da un lato sono vicino al mio amico Massimo che verrà a Sutri perché intitolerò una via a suo fratello Gian Marco e darò la cittadinanza onoraria a Letizia. Però, d’altra parte, potrei assumere posizioni più vicine a Zamparini e iniziare a cacciare tecnici come faccio con gli assessori. Ma penso di avere anche delle affinità caratteriali con De Laurentiis. Un fumantino come me. Sì, forse lui è quello che mi rassomiglia di più”.

L’ultima partita che ha visto allo stadio? “Torino-Spal nel maggio scorso. Io sono della Spal perché è la squadra della mia città, ma ha perso”.

Ma tifa anche Juve, vero? “Ora non tifo nessuno. Da bambino tenevo la Spal per ragioni campanilistiche. E la Juve. Il mio giocatore preferito era Sivori. Parliamo degli Anni 60. Ma quello fu il mio ultimo pensiero politico-calcistico che teneva insieme Interni ed Esteri”.

Vittorio Sgarbi su Ronaldo, Higuain e Icardi

Se Cristiano Ronaldo fosse un’opera d’arte, quale potrebbe essere? “Una di Donatello o del Pollaiolo. Ma nella realtà l’ottimo scultore Filippo Dobrilla ne ha realizzata una che lo raffigura in marmo di Carrara. Lui sarebbe felicissimo se CR7 la vedesse. Lo scriva: ‘Sgarbi chiede a Ronaldo di andare a vedere la sua scultura’”.

Higuain, quale artista sarebbe? “Rubens!”.

Icardi? “Tanzio da Varallo”.

Giocatore che ha amato di più in assoluto? “Pelé, ma anche Maradona di cui sono amico. Io andavo in tv da Biscardi e difendevo sempre Diego che prima veniva criticato per la droga poi accusato di evasione. Sostenevo che un genio non deve sottostare alle normali leggi. La felicità che aveva regalato avrebbe dovuto garantirgli un salvacondotto. Maradona potrebbe essere accostato benissimo a Caravaggio. Moratti invece mi parlava molto bene di Baggio. Mi diceva che ha un intelletto super e che avrei dovuto conoscerlo, magari lo ingaggio come allenatore”.

Sesso prima delle partite? “Favorevolissimo. Non credo che danneggi. Anzi. Credo che uno che fa del buon sesso non troppo faticoso sia in condizioni migliori per giocare a calcio”.

Insomma, la sua passione per le donne è più forte di quella per il pallone, giusto? “Non c’è dubbio. Lo stesso vale per i calciatori. Vieri mi veniva a trovare quando ero assessore a Milano, non mi parlava di partite e nemmeno di arte. Ma di donne. Io sono stato fidanzato con un certo numero di ragazze legate, prima o dopo, con dei calciatori: una di Prato molto carina riconducibile anche a Buffon, un’altra che era stata con un portiere famoso e poi altre riconducibili a Milan e Juve. Insomma, io e loro abbiamo tante convergenze”.