Ultime Juve, l’ex Carboni: “Ronaldo è ancora al top, fidatevi di me che ho smesso a 41 anni”

Amedeo Carboni, ex calciatore del Valencia, ha parlato della sfida contro la Juventus nel corso di un’intervista concessa a Tuttosport:

Notizie Juventus, parla l’ex Valencia Amedeo Carboni

«il Mestalla è casa mia e le partite del Valencia le seguo sempre».

 

Come atmosfera a quale stadio italiano lo paragonerebbe?

 

«Mi ha sempre ricordato Marassi. Il Mestalla è un ambiente caldo, i tifosi cantano tutti e per novanta minuti. La partita contro la Juventus è molto sentita dalla gente perché rappresenta il ritorno in Champions dopo tre anni di assenza».

 

Che Valencia troveranno i bianconeri?

 

«Una squadra molto italiana… Marcelino è un allenatore spagnolo, ma per lo stile di gioco sembra cresciuto a Coverciano: grande attenzione alla tattica, alle palle inattive. Il loro punto di forza sono le ripartenze. Il Valencia è rapido: Rodrigo, Guedes e Soler sono giocatori veloci e velenosi in contropiede».

 

Soler è uno degli osservati speciali della Juventus anche in ottica mercato.

 

«Non mi stupisce. E’ un talento di 21 anni abbastanza atipico: può giocare da numero 8, agire da esterno o muoversi dietro le punte. Soler ha qualità e gamba: è un anno importante per lui, può compiere il salto nella Nazionale maggiore».

 

Piccini, in quanto terzino italiano, può essere il suo erede a Valencia?

 

«Lo spero, è un buon giocatore e ha ancora margini di crescita. Viene dal Portogallo, che è un campionato simile a quello spagnolo, ma con Marcelino deve tornare a essere un laterale più italiano».

 

Il Valencia, almeno in quest’avvio, pare meno blindato dietro: perché?

 

«Garay e Paulista sono la coppia centrale di riferimento, ma quando manca uno dei due, visto che i nuovi sono appena arrivati, i meccanismi difensivi non sono ancora perfetti come nella passata stagione».

 

Quanto è diverso il Cancelo juventino da quello dei tempi di Valencia?

 

«Nell’anno all’Inter con Spalletti è migliorato molto, però è ancora un diamante grezzo. Possiede potenzialità incredibili, ma deve crescere in fase difensiva per giocare come terzino di una retroguardia a quattro. Come esterno a cinque, protetto dalla difesa a tre, lo vedo meglio».

 

Da ex terzino sinistro e ex direttore sportivo: fosse nella Juventus venderebbe Alex Sandro per arrivare a Marcelo del Real Madrid?

 

«Alex Sandro è un ottimo giocatore, ma Marcelo in questo momento ha qualcosa in più a livello di esperienza internazionale. Il futuro del terzino del Real Madrid penso dipenderà molto dall’andamento di questa Champions. Che Marcelo nei prossimi mesi possa pensare di cambiare aria ci potrebbe pure stare, però per vederlo alla Juventus si dovrebbe creare una situazione giusta come è capitato con Ronaldo».

 

Sorpreso anche lei da CR7 alla Juve?

 

«Che sarebbe andato via dal Real Madrid lo sapevamo tutti in Spagna, ma visti i costi non mi sarei aspettato un suo trasferimento in bianconero. Sicuramente è stato un affare a livello di marketing, potrebbe esserlo anche per trionfare in Champions. La Juventus è una delle tre favorite con Barcellona e Manchester City. Ronaldo, essendo un campione che tiene molto anche alle proprie statistiche, starà soffrendo. A lui giocar bene e non segnare non basta. E’ stato un po’ sfortunato nelle prime giornate. Una volta che si sblocca tornerà il goleador che conosciamo. E’ ancora al top. Fidatevi di me che ho smesso a 41 anni».

 

Cioè?

 

«Senza grossi infortuni, il massimo della condizione psicofisica si raggiunge dai 28 anni ai 36. Ti alleni meglio, sei più consapevole del tuo corpo, apprezzi maggiormente il lavoro. Cristiano è un ragazzino».

 

Ronaldo al Mestalla è stato sempre preso di mira negli ultimi anni: c’è un motivo particolare?

 

«Penso non dipendesse tanto da lui, quanto dalla rivalità Valencia-Real Madrid. Ruggini che sono nate nel 1996 quando Predrag Mijatovic, nonostante le continue smentite, alla fine si trasferì dal Mestalla al Bernabeu».

 

Juventus, Manchester United, Valencia, Young Boys: pronostico?

 

«United e Valencia si giocano il secondo posto dietro alla Juve, che mi impressiona anche nelle difficoltà: quando subisce, resta squadra. E’ un salto di qualità importante. Il Valencia non può essere considerato spacciato in partenza già solo per la buona tradizione in Europa: non sono tanti i club che hanno raggiunto la finale di Champions per due anni consecutivi come noi. Purtroppo non siamo riusciti ad alzare la Coppa: ci penso ancora, soprattutto alla finale persa ai rigori col Bayern».

 

E dell’esperienza da ds ha un rimpianto?

 

«Sì, Ancelotti. Sono stato a un passo dal portarlo al Valencia: purtroppo non riuscii a convincere il mio presidente».

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