Napoli, Giaccherini: che attacco a Sarri. “Per lui le riserve non contano”

| 09/02/2018 07:45

Napoli, Giaccherini

Napoli, Giaccherini torna a parlare dopo il suo passaggio al Chievo Verona

Napoli, Giaccherini – Il centrocampista del Chievo Verona, Emanuele Giaccherini, ha rilasciato un’intervista esclusiva a La Gazzetta dello Sport. Vi riportiamo alcuni estratti, nei quali, in particolare, di certo non le manda a dire al suo ex allenatore Maurizio Sarri.

Bentornato, Giaccherinho. Disse Conte che se si fosse chiamato così, avrebbe goduto di ben altra considerazione. Ricorda come nacque il soprannome?
«Feci un bel gol al Bologna in Coppa Italia e lui se ne uscì con quella frase: voleva far capire che spesso in Italia ci sono bravi giocatori a cui vengono preferiti stranieri da nomi esotici. A Conte devo la mia carriera».

Gene Gnocchi le ha dedicato un Rompipallone splendido: «Ricordo solo che il mio sequestratore fumava ed era sempre in tuta». Perché ha avuto così poco spazio con Sarri?
«Me lo sono chiesto anche io. L’unica spiegazione è l’infortuni iniziale che mi impedì di far vedere a Sarri che sono una mezzala: restai fuori due mesi per uno strappo e nelfrattempo arrivarono Zielinski e Rog. Così Sarri mi mise esterno, un ruolo che non faccio bene: per lui ero il vice Callejon. È stato un disguido tattico. Ho provato a dimostrare di poter comunque essere utile al Napoli, ma lui ormai aveva questa visione di me. In campionato ho fatto una sola gara da titolare e ho anche segnato. Ma non mi sono mai permesso di chiedergli perché non giocassi mai».

 

Napoli, Giaccherini: “Champions alla Juve e scudetto agli azzurri”

È vero che Sarri in allenamento si concentra sui titolari e segue meno le riserve?
«Sì. In campo è bravissimo, ma ha questo problema di rapporto con le riserve. Quando alleni una grande squadra devi saper gestire bene il gruppo e sotto questo punto di vista Sarri difetta. Per lui esistono 14 o 15 giocatori, ma se hai le coppe e vuoi vincere il campionato hai bisogno della rosa intera. Ed è giusto far sentire tutti importanti. Io a Napoli non mi sono mai sentito importante».

Quali sono le analogie e le differenza tra Conte e Sarri?
«Entrambi predicano il recupero immediato della palla, il pressing alto, il gioco propositivo. La differenza principale riguarda la gestione: per Conte sono tutti importanti e nessuno indispensabile, per Sarri ci sono undici indispensabili e gli altri vengono dopo».

In un anno e mezzo a Napoli appena 344’ in campionato. È difficile allenarsi bene conoscendo la situazione?
«Ho lavorato per me stesso. Nella mia carriera ho mangiato tanta polvere,sono finito in tribuna anche in C2. Allora non ho mollato, nella speranza di trovare una squadra che puntasse su di me. È brutto arrivare al venerdì e sapere che la settimana per me era finita lì. Ma non ho mai mollato. E grazie a questo atteggiamento adesso posso già dare una mano al Chievo pur non essendo al top».

Per chi tifa, Juve o Napoli?
«Champions alla Juve, scudetto al Napoli: così tutti gli amici sono contenti».

Euro 2016, quarti con la Germania: lei trasformò il sesto rigore (dopo aver già segnato dal dischetto nella finale del 3° posto della Confederations). Se avesse tirato tra i primi cinque, chissà…
«Ma io c’ero io nella lista! Che rimpianto. A centrocampo Conte detta l’elenco: primo Insigne,secondo Zaza, terzo Barzagli, quarto Giak, quinto Bonucci. Interviene Pellè: “Il quarto è mio”. Io insisto: “Tranquillo”. Ma lui non molla: “Calcio io, calcio io”. Conte mi guarda e allora dico: “Ok, sei carico, va bene”. E scalo al sesto posto. Ci penso spesso».

Come l’ha convinta il Chievo?
«Dandomi fiducia, facendomi risentire importante. Credo e spero di chiudere la carriera qui. E adesso dobbiamo pensare alla salvezza, senza paura. È un momento difficile, ma lo supereremo».


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