Napoli, Hamsik: “Chi ama il calcio fa il tifo per noi in chiave scudetto”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:45

Napoli, Hamsik in esclusiva al Corriere dello Sport

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Il capitano e centrocampista del NapoliHamsik, è intervenuto in esclusiva ai microfoni del Corriere dello Sport. Il giocatore slovacco ha ripercorso alcune tappe fondamentali della sua carriera in azzurro e ha raccontato piani e speranze per il futuro, da vivere ancora all’ombra del Vesuvio.

Napoli, Hamsik e il gol più bello

«Quello con il Milan: settanta metri di campo, palla al piede, senza vedere niente
intorno, con lo sguardo perso, mentre mi avvicinavo alla porta avversaria. Quasi
senza pensare, sino al limite dell’ area: tiro, no, finto, Kaladze va da una parte ed io calcio
e segno sul primo palo».

Napoli, Hamsik e la scelta azzurra

«Perché mi volle quando ero ancora un ragazzino, avevo vent’anni. E non mi sono mai pentito, neanche all’arrivo, quando un gruppo di tifosi contestava la società per il mercato. Lo scoprii dai giornali, non li avevo neanche sentiti. Resterò per sempre perché sono felice io e lo sono i miei familiari. Perché qui mi hanno fatto sentire a casa, in ogni momento. Perché la città è bella e la gente è calorosa. Quando sono stato tentato da Juventus e Milan, non ho mai vacillato: un po’ non mi sentivo pronto, un po’ non volevo andar via. Professionalmente ed umanamente mi sento realizzato e credo – anche se
il calcio non spinge a previsioni – che la mia carriera finirà qua».

Napoli, Hamsik ed il rapporto con De Laurentiis

«Un rapporto personale che mi viene da definire speciale. Non so quanti calciatori possono godere del privilegio che ho io: confrontarsi direttamente, senza filtri e senza condizionamenti, con il proprio presidente. Le discussioni non sono mancate, ma sempre nel rispetto reciproco e il mio percorso qua a Napoli è la conferma di una stima che si è radicata».

Napoli, Hamsik tra rimpianti e speranze

«Il più grande rimpianto? La semifinale di Europa League, contro il Dnipro a Kiev, quella a cui non partecipai dall’inizio. E’ stata una ferita, perché non meritavamo di uscire. E mi sarebbe piaciuto andarmi a giocare la finale di un trofeo internazionale. Era giusto che ci andassimo noi. La speranza si chiama scudetto. E’ la mia, è quella dei tifosi, di De Laurentiis, dei compagni di squadra. E credo sia anche l’augurio di chi ama il calcio,
perché giochiamo in maniera meravigliosamente bella e penso che meriteremmo
di vincerlo».