Tommasi candidato per la Federazione

Il presidente dell’AIC Damiano Tommasi punta a diventare il numero uno della Federcalcio. L’ex centrocampista lo ha confermato in un’intervista rilasciata al Corriere dello Sport.

Tommasi, dunque lei si candida a presidente della Federazione.

«Sì. Ma oggi vorrei rivolgere un appello per costruire insieme il nuovo calcio italiano. Insieme per il nuovo. Non separati per il vecchio. Noi siamo convinti che nessuno degli altri candidati sia quello che vorremmo per la prossima Federazione. Abbiamo provato ad individuare altri possibili candidati ma ad oggi, per la velocità con la quale si arriva al voto, c’è parecchia gente che è interessata ma non certo a partecipare ad elezioni in poche settimane. Non mi pare sia avvertita la gravità della situazione e l’urgenza
di un cambiamento radicale. La mia posizione è questa: “Io mi presento e mi ritiro
solo se troviamo una quarta candidatura sulla quale convergere tutti, perché
lo statuto prevede questo e perché il calcio italiano deve dare un segno di unità.
A voi sta bene fare questo passaggio oppure no?” Dalla loro risposta dipenderà
se sarò candidato io o una persona nuova. Ma non ci può essere
pura continuità».

Se le propongono, che so, un incarico di prestigio, lei accetta e rinuncia a presentarsi?

«Io mi candido per cambiare il calcio italiano, non sono alla ricerca di ruoli o di poltrone.
Mi farei da parte solo in presenza di una candi datura forte e innovativa».

Quindi sostanzialmente lei è disposto a rinunciare alla sua candidatura solo se emerge una quarta candidatura?

«Una quarta condivisa con tutti. Che eviti un’elezione con più candidati».

Lei non pensa che un presidente in continuità con il passato sia esattamente il contrario di quello di cui ha bisogno in questo momento il calcio italiano?

«Il calcio italiano oggi non ha bisogno di una conta dei voti o di maggioranze risicate. Ha
bisogno di un messaggio di aperura e novità che ci dia la possibilità di ricucire il rapporto
tra il calcio e il Paese, legame che l’esclusione dal Mondiale ha lacerato, profondamente».

Mi dice le prime tre cose che farebbe se fosse presidente della Figc?

«Sicuramente la ristrutturazione del Club Italia, coinvolgendo ex calciatori che hanno
fatto la storia della Nazionale. Quindi individuare un percorso che porti poi alla scelta
del Ct. Un Club Italia gestito da persone che abbiano competenza. Poi individuare un percorso diverso per i Centri federali, più indirizzato verso il coinvolgimento delle società del territorio e infine ne portare a termine il progetto delle seconde squadre per individuare, con le Leghe, le forme più interessanti e proficue per il nostro campionato.
L’obiettivo deve essere riuscire a portarsi al livello degli altri giovani europei facendo
scendere in campo i nostri ragazzi in gare vere, in campionati competitivi. Solo così crescerà il livello tecnico del nostro calcio».