Milan, l’intermediario di Kaka: “Poteva andare all’Inter, ecco cosa successe…”

| 18/12/2017 20:30

Gaetano Paolillo, intermediario di mercato che curò il passaggio di Kaka al Milan, ha parlato nel corso di un’intervista concessa a tmw:

LE PAROLE

Gaetano Paolillo, Lei ha grandi meriti nell’ascesa di Kakà nel mondo del calcio. Del resto lo ha portato al Milan. Come è nata quella trattativa?
“L’avevo visto in Brasile e avevo capito che si trattava di un giocatore da Milan. Avevo rapporti stretti soprattutto con Braida e gli dissi che era un giocatore da non lasciarsi scappare. Galliani e Leonardo non erano convinti perché in squadra c’erano già Rui Costa e Rivaldo, ma alla fine il club ha deciso di procedere all’acquisto, anche perché costava poco. Dopo soli tre allenamenti Ancelotti aveva già sta ristabilito le gerarchie”.

Negli anni si sono scritti diversi retroscena di mercato, prima del suo approdo in rossonero: dal Real Madrid che non lo prese perché costava troppo poco al Brescia che poteva bruciare la concorrenza
“Kakà in quel momento preciso aveva il desiderio di andare al Milan. Altre situazioni non gli interessavano, lui sperava di vestire la maglia rossonera. Come detto però c’è stato un momento in cui al Milan sembravano poco convinti: oltre a Rui Costa l’anno prima erano stati spesi molti soldi per Rivaldo. Per questo decisi di parlare con l’Inter, andai da Marco Branca”.

Le sliding doors del calcio: Kakà poteva essere un giocatore dell’Inter
“L’Inter poteva soffiarlo al Milan, ad ogni modo Branca parlò con Cuper e considerato che l’argentino giocava col 4-4-2 era difficile trovare una collocazione a Kakà, per cui non se ne fece nulla”.

Negli anni sono stati dati molti meriti a Leonardo, peraltro compagno di squadra di Kakà al Sao Paulo
“La realtà è che Kakà al Milan l’abbiamo portato io e Ariedo Braida. Avevo parlato con Leonardo di Ricky, lui mi disse che il ragazzo non era pronto…”.

Qual è il suo rapporto con Kakà?
“Per me è come un figlio, un fratello. E sono felice che abbia coronato il suo sogno. Anche recentemente, prima di andare a Casa Milan, è stato a cena da me”.

Possiamo definire il passaggio di Kakà al Milan l’operazione di mercato che la rende maggiormente orgoglioso?
“Sicuramente Kakà ha rappresentato per me la cosa più importante, professionalmente parlando. Con suo padre ho condiviso tutte le iniziative, i rinnovi e la gestione del ragazzo. Al Milan ho portato tanti altri giocatori, così come all’Inter ma è chiaro che Ricky abbia rappresentato molto e ti senti partecipe di quello che ha ottenuto in carriera. Salire sull’aereo con lui che va a ritirare il pallone d’oro è una grandissima soddisfazione”.

Ha un aneddoto da raccontarci?
“Quando avevo fatto la relazione per il Milan su Kakà scrissi: questo giocatore può vestire solo due maglie, una è quella del Milan e l’altra del Real Madrid. E quando andammo a Madrid per il trasferimento di Kakà al Real tirai fuori il biglietto e lo feci vedere a Galliani e al papà di Ricky. Possiamo dire che ci avevo azzeccato”.

Crede che Kakà possa diventare un grande dirigente?
“Lui ha detto che per essere un grande dirigente non basta esser stato un grande giocatore. Questo è un gesto di umiltà da parte sua. Ricky ha intelligenza, cultura, sensibilità, umiltà, conosce il calcio come pochi, non gli scappa niente. Anche come persona io sono convinto che si preparerà bene perché quello che vuole fare lo farà sempre al meglio facendosi trovare pronto. Anche il discorso del corso d’allenatore lo fa per capire di cosa si parla, cosa studiare, per assimilare nuove conoscenze. A mio avviso sarà non un grande, ma un grandissimo dirigente, perché oltre alle qualità abbina lo spessore umano, l’umiltà e soprattutto la serietà”.


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