Prima di Brignoli, c’era lui: l’ultimo gol in Serie A segnato da un portiere è un pesce d’aprile targato Massimo Taibi recapitato all’Udinese nei minuti di recupero.

Brignoli e Taibi, il gol nel destino

Domenica pomeriggio, la pace sul divano viene sconquassata da quello che è a tutti gli effetti un evento storico: “Ha segnato Brignoli, il portiere”, è l’urlo che rimbomba in Italia e all’estero. Una cometa di Halley, resa ancor più brillante dal fatto che abbia significato il primo punto in Serie A per il Benevento. Anche Massimo Taibi, l’ultimo portiere a riuscire nell’impresa di segnare in Serie A, viveva gli stessi sonnacchiosi momenti, in una delle rare domeniche in cui non era a studiare il calcio di Serie B e Lega Pro. “Quando Brignoli ha segnato dormicchiavo”, raconta in esclusiva a calciomercato24.com, “quando ho visto il gol mi ha emozionato perché so cosa si prova quando segni un gol in Serie A da portiere, raccontandola in queste ore hi rivissuto quella gioia. Sei lì, sempre in porta, poi arriva quel momento in cui ti serve esuberanza o sfacciataggine, un qualcosa che devi avere nell’indole. Mi ha fatto piacere per il ragazzo, lo conosco bene come portiere perché volevo prenderlo ai tempi del Modena in Serie B, l’avevo notato per quello che stava facendo alla Ternana”.

Alla gioia per il portiere, si è accompagnata la felicità del primo, storico, punto del Benevento in Serie A…

Il Benevento mi ricorda la mia Reggina. Questo può essere un punto che blocca l’emorragia, sicuramente può dare una speranza. Tanti gol subiti negli ultimi minuti? Ai campani è mancata sicuramente molta fortuna”.

Per una storia felice, ce n’è però una triste. Il Milan, squadra in cui hai militato, sta attraversando un momento difficile. Qual è la tua opinione in merito?

Tutti, io compreso, dicevamo che il Milan aveva fatto una buona squadra ma evidentemente qualche pecca c’è. I giocatori non stanno rendendo al meglio, forse era meglio prendere 3 campioni piuttosto che 15 buoni: è indiscutibile che la rosa sia stata sopravvalutata. Il problema allora non era Montella, che negli anni scorsi, con squadre inferiori sulla carta, ha dimostrato di saper fare un buon lavoro. Purtroppo quando fa un investimento di 200 milioni, la società vuole dei risultati. Oggi bisogna rimboccarsi le maniche”.

Rimanendo in casa Milan, tu che all’epoca non hai avuto dubbi e hai scelto l’estero, cosa pensi della scelta di Donnarumma di restare al Milan?

Diciamo che le nostre sono situazioni molto diverse. Quando passai al Manchester United nel ’99 provenivo da una provinciale, avevo 28 anni ed era il coronamento di una carriera. Gigio invece ha scelto di restare al Milan, comunque una grande squadra. Non sarà stato facile per lui sopportare le pressioni di quest’estate: magari non starà facendo i miracoli dell’anno scorso, ma sta disputando comunque una buona stagione”.

Cosa ti è rimasto dell’esperienza al Manchester United?

Col senno di poi dico che sarei rimasto volentieri. Ma all’epoca fu complicato. Avevo dei problemi in famiglia e tornare al Venezia sembrava una possibilità concreta, lo stesso Zamparini mi chiamò. Ferguson mi chiedeva di restare, anzi mi disse che mi dava 20 giorni di permesso per tornare in Italia e risolvere le mie faccende per poi tornare allo United ma su una cosa fu chiaro: qualora avessi lasciato il club, non ci avrei più rimesso il piede. Infatti quando sfumò col Venezia in quella sessione invernale, prima di andare alla Reggina, provai a tornare ma la sua risposta fu negativa. Forse avrei dovuto provare a restare e giocarmi le mie carte. Hanno detto che sono andato via per quell’errore con il Southampton, ma in realtà Ferguson voleva che restassi: per lui fu un tradimento quando chiesi di andar via e da persona gentile ma decisa, non tornò sui suoi passi”.

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