FOCUS CM24 – Classifica corta in Serie B. Equilibrio o mediocrità?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:00

Seppur meno sotto gli occhi dei riflettori, anche il campionato di Serie B può vantare un seguito importante. Sia per la presenza di piazza del livello di Palermo, Bari, Avellino, Salerno, Parma, Pescara, Brescia, Foggia e Venezia, che per la vastità di regioni e province rappresentate dalle ventidue compagini cadette.

Classifica corta in Serie B, la riflessione

Negli ultimi anni infatti quello di Serie B è stato definito come il “campionato degli italiani”. I numeri però parlano di un campionato  tutt’altro che entusiasmante, in primis per le presenze che si registrano sugli spalti. Son infatti pochi gli stadi in cui ogni sabato si registrano almeno 10.000 presenti: è il caso del “San Nicola” di Bari, con una media 15.016 spettatori a partita, seguito dal “Manuzzi” di Cesena a quota 12.136. Piccole chimere in un torneo che offre, ahinoi, un livello tecnico tutt’altro che eccelso.

A confermarlo è proprio la classifica. Dopo undici giornate la capolista è l’Empoli di Vincenzo Vivarini; la compagine toscana è in vetta con 20 punti all’attivo, uno in più del Frosinone. Quello che “preoccupa” però è il fatto che tra il primo e l’ultimo posto ci sono solo dieci punti. Il fanalino di coda Pro Vercelli ha infatti totalizzato 10 punti, mentre hanno fatto leggermente meglio Ternana, Cesena e Foggia a quota 11.C’è chi parla dunque di un torneo equilibrato, ma la realtà è un’altra: quello cadetto è un torneo livellato verso il basso, con pochi “campioni” e squadre che soffrono inevitabilmente il salto di categoria (Benevento docet).

A questo punto viene da chiedersi quali potrebbero essere le soluzioni da attuare per riportare a livelli competitivi la seconda divisione italiana? In primis la riduzione delle squadre, passando da 22 a 20 (o anche meno). Poi il ritorno ad una griglia play-off a quattro squadre ed infine l’eliminazione dei play-out in favore del caro vecchio spareggio. Il discorso ovviamente dovrebbe coinvolgere anche le società, le quali dovrebbero curare con maggiore attenzione strutture e settori giovanili. Ma questo è un altro discorso.

A cura di Paolo Siotto