Focus CM24 – Caro Allegri, contro la Lazio ti sei suicidato. Juventus con sempre meno certezze

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:00

A cura di Armando Fico

Juventus-Lazio, ma questo lo si sapeva già, era un match da non sottovalutare per i bianconeri, e questo a prescindere dall’infausto precedente in Supercoppa ad agosto. In quell’occasione i bianconeri persero soffrendo, certo, ma tutto venne derubricato, col senno di poi a torto, come “semplice incidente di percorso da calcio d’estate“.

Invece, dopo la caduta di ieri dell’Allianz Stadium per mano del mattatore Immobile, quella sconfitta va riabilitata e vista piuttosto come un campanello d’allarme (serio) che Allegri ha più o meno deliberatamente ignorato. Il messaggio che due mesi fa doveva essere colto è infatti il seguente: la Juventus soffre contro le squadre che giocano un calcio aggressivo ed iper-organizzato. Ed in fondo lo si era saggiato anche contro il Tottenham, a luglio, quando i bianconeri vennero inchiodati di fronte a questo enorme limite. La domanda a questo punto è: perché?

Partiamo da un dato inequivocabile emerso ieri: la Lazio ha surclassato sotto l’aspetto tattico i bianconeri. A fronte di una Juventus spaesata e totalmente votata alle invenzioni dei singoli, la compagine biancoceleste si mostrava plasticamente in tutta la sua scientifica organizzazione ed identità. Verticalità, pressing asfissiante e corale, capacità di adattamento all’avversario, ricerca dell’immediata riconquista del pallone in transizione negativa, marcature preventive, geometrie e buona circolazione del pallone sono stati i tratti distintivi della Lazio, che per tutto il secondo ha letteralmente annichilito l’undici di Allegri.

lazio
scene già viste ad agosto

Una squadra che ormai gioca a memoria, quella laziale, e che vive uno stato di forma psico-fisica invidiabile, inferiore solo a quello di un Napoli che viaggia a mille all’ora senza dare segni di cedimento.

Discorso invece diametralmente opposto quello per la Juventus, che replica la prestazione opaca vista contro l’Atalanta in tutto e per tutto, compreso il rigore sul finale fallito da Dybala.

In questo senso, le scelte di Allegri hanno inciso enormemente sul match. Il vuoto tecnico e tattico generato dall’assenza di Pjanic a centrocampo non è stato infatti colmato dal giovane Bentancur, che non sente ancora la fiducia in alcune giocate che pur appartengono al suo personale repertorio. Lo si è visto quando, anziché servire alto sulla corsa alcuni pregevoli inserimenti di Bernardeschi nei mezzispazi, ha preferito la giocata più facile rasoterra sull’ accorrente esterno Lichtsteiner, finendo per perdere così un tempo di gioco prezioso.

Certo, non l’hanno aiutato il compassato Khedira, e nemmeno Douglas Costa, che non ha la stessa incisività di Cuadrado; Bernardeschi, poi, seppur con grande sacrificio, non gioca a tutto campo, non smista palloni, non attacca con la stessa qualità di Dybala.
Insomma, detto altrimenti, privandola di alcuni elementi cardinali, è come se alla manovra bianconera fossero venute meno alcune connessioni che sino a ieri sera l’avevano esaltata, finendo invece stavolta per deprimerla ed isolarne gli interpreti in campo. E di questa sorta di cortocircuito ne possono essere prova i diversi tentativi di cambio di gioco fatti nella prima frazione da Mandzukic (sic!) e l’isolamento perenne di Higuain. 

Per vincere contro la Lazio occorre invece avere velocità nella circolazione del pallone, idee, pluralità di soluzioni offensive, solidità ed organizzazione. Tutto ciò che ha dimostrato di possedere il Napoli, ad esempio, che è stato capace di vincere a Roma contro i biancocelesti anche con largo margine.

Allegri quindi condannato solo per delle scelte errate di formazione? No, ci mancherebbe. Al tecnico livornese va imputato anche una cattiva gestione del match una volta che la Juventus arrancava sotto le picconate laziali. Uno tra Barzagli e Chiellini, presi due volte su due di infilata per vie centrali nel giro di pochi minuti in occasione dei due gol subiti, andava cambiato; ma anche l’inserimento intempestivo di Dybala al 20′ della ripresa ha solo reso più caotica ed improvvisata la manovra bianconera, intaccandone i già precari equilibri.

In questo senso, non deve stupire il rigore sbagliato da La Joya, vittima proprio dell’attendismo allegriano che puzza un po’ di presunzione e un po’ di ostinazione a non voler abdicare alle scelte fatte inizialmente. Paulo ha infatti dimostrato in più occasioni di volersi caricare sulle spalle la squadra nei momenti difficili, e dopo il rigore sbagliato contro l’Atalanta non era da tutti ripresentarsi dal dischetto nelle medesime (anzi, addirittura peggiori) condizioni di Bergamo senza batter ciglio.

Detto altrimenti, i problemi sono altrove, ed ora Allegri deve avere il coraggio di fare ammenda. Perché, per quanto sia possibile, l’inappetenza di Higuain (1 gol ogni 203′), la latitanza del gioco, il roboante 3-0 incassato al Camp Nou, ed ora anche la mancanza di risultati con annessa fuga del Napoli, quanto a lungo Allegri riuscirà ad ignorare questi tanti, troppi, ulteriori campanelli d’allarme?

A cura di Armando Fico