SPAL, Semplici: “Mi piace il calcio di Sarri ma ha ragione la Juventus di Allegri”

| 09/10/2017 10:26

Leonardo Semplici, tecnico della SPAL, ha rilasciato un’intervista ai colleghi de Il Mattino.

Le sue parole:

“A me piace il calcio di Maurizio Sarri e anche io provo a vincere come fa lui. Ma Allegri ha ragione: in Italia contano i tre punti e basta. Perché la gente si ricorda solo di quello. Da noi, se vinci non importa come vinci. È una questione di cultura: tutti si ricordano di chi alza le coppe e di chi conquista il campionato, raramente di chi arriva in finale o si piazza secondo e terzo. Ma io come idea di calcio sono più vicino a Maurizio: provare a vincere provando a giocare a calcio, provando a mostrare la propria identità ogni volta che si può. Lui ormai ci riesce. E ci riesce anche bene. Anche noi abbiamo la nostra organizzazione e una nostra idea che proviamo a imporre in ogni partita. Poi però non ci dimentichiamo che abbiamo l’ultimo budget della serie A e siamo tra gli ultimi nel monte-ingaggi. Non è un alibi. Se incassi di meno, prendi i giocatori che costano di meno. Questo non vuol dire che è già tutto scritto: per esempio, il Napoli è una delle favorite allo scudetto perché con le idee, le personalità, il consolidamento del gruppo fatto da Sarri giorno dopo giorno, è riuscito a colmare quel divario che c’è con la Juventus. E poi ha una società importante, guidata da un presidente straordinario”.

E continua:

“Il Napoli mi pare che non abbia nulla in meno alla Juventus: per esempio è riuscito pure a sistemare quel difetto che aveva nel passato, ovvero di perdere punti con le piccole. Da noi non meritava di vincere. Ma ha punito ogni nostra ingenuità e tutte le nostre piccole disattenzioni. D’altronde, noi siamo una neopromossa e loro la squadra più spettacolare d’Italia e forse persino d’Europa. Io e Maurizio in comune abbiamo la lunga gavetta e il fatto che abbiamo vissuto il calcio partendo dalle serie inferiori. Ricordo le prime sfide in Promozione, lui allenatore all’Antella e io al Castellina in Chianti, e poi lui al Tegoleto e io all’Impruneta. Lo volli conoscere quando era ancora in banca, avevamo un amico in comune e me lo feci presentare. Già allora aveva tanto da raccontare. Io di giorno lavoravo come agente di commercio con mio padre e la sera allenavo. Proprio come ha fatto anche Maurizio. E quelli come noi vivono circondati dai luoghi comuni, come se debbano dimostrare sempre qualcosa in più rispetto agli altri. Come se fossimo sempre sotto esame. Come se tutto quello che è stato fatto fino ad adesso non servisse mai a nulla”.

Ed infine:

“La Serie A è un campionato dove le prime sei o sette vanno per conto loro, poi ci sono tre o quattro di un altro livello. E poi ci sono quelle come noi che devono pensare solo a fare punti per coronare il sogno della salvezza. Che ha lo stesso valore dello scudetto. VAR? Mi piace perché aiuta gli arbitri a sbagliare meno. Però non capisco una cosa: col Crotone ci sono stati episodi da Var, invece non li hanno neppure presi in considerazione. Ecco, è questo che non comprendo ancora. Il mio calcio è semplice semplice. Mi piace definirlo concreto e propositivo. Spero che Baroni superi il momento. Ma spero comunque che il suo Benevento finisca dietro la mia Spal”. 


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