Juventus, Bentancur stupisce: supera Marchisio nelle gerarchie, è il nuovo Pogba

| 22/09/2017 08:30

Rodrigo Bentancur a suon di ottime prestazione sta conquistandola Juventus e i tifosi. Al’esordio in Serie A contro la Fiorentina, ha impressionato per piglio da leader ed una esuberanza mai esagerata, sempre intelligente. Soprattutto, ha fatto una di quelle cose che piacciono tanto, tantissimo a Massimiliano Allegri. Non è mai uscito dalla partita. Il tecnico ripete in giro che è questo l’unico modo per allungare la leggenda. La Juve non deve mai smarrire saggezza e lucidità, doti di cui il 20enne uruguaiano è ben fornito. Benta ha vinto duelli spigolosi ed è uscito con classe latina dalla trincea, ma quando ha subito due tunnel non ha perso il controllo. Le parole al miele che tutto l’ambiente gli ha riservato in questi mesi hanno avuto conferma empirica in quell’87,2% di passaggi riusciti, nei 92 palloni giocati, nei 7 possessi guadagnati.

Come Tacchinardi

La teoria della predestinazione fa litigare filosofi e teologi da duemila anni almeno e anche nel pallone del termine si abusa spesso. Ma Rodrigo sembra un predestinato davvero, anche perché si inserisce in una nobile e recente tradizione di mediani precoci: gente che ha fatto pesare il talento prima della carta d’identità. Altrove può essere comune a 20 anni o poco più, ma non è così scontato da queste parti. In era moderna, il filo rosso inizia a dipanarsi dall’anno di grazia 1994-95, quella del ritorno alla luce con Marcello Lippi in panchina: Alessio Tacchinardi compì venti anni solo a fine stagione, quando aveva già sul petto uno scudetto a cui aveva dato un discreto contributo. Già quell’anno, coabitava felicemente con i più alti in grado, Sousa-Conte-Deschamps, e iniziò a sommare minuti ed esperienza. Sarebbe salito nelle gerarchie negli anni a venire, ma già nella prima stagione bianconera mise in fila 38 presenze totali. In fondo, il disegno attorno a Bentancur è più o meno simile: Rodrigo parte naturalmente in seconda fila, ma con la possibilità di entrare spesso e volentieri nelle rotazioni. Anche perché l’ex Boca, forgiatosi nel forno della Bombonera, sa fare più mestieri: a Barcellona è partito da mezzala, ieri era play nel centrocampo a due. E quando è entrato il titolarissimo Pjanic, è stato proprio il bosniaco a scalare sul centro-destra, mentre Rodrigo conservava le chiavi nel nuovo centrocampo a tre. Un atto di fiducia, una promozione sul campo.

Bentacur come Pogba

Nella tradizione In dieci giorni Khedira sarà in piedi e presto anche Marchisio riprenderà il suo (centralissimo) posto nel mondo Juve. Inevitabile che Rodrigo faccia uno o due passi indietro nelle gerarchie. Anche se ha già battuto il Principino nella gara di precocità: all’età dell’uruguaiano, Marchisio iniziava a farsi notare tra i grandi. Ma era in Serie B dopo le macerie di Calciopoli. Solo nel 2008-09, dopo un anno di bottega ad Empoli, avrebbe iniziato ad essere star. Qualcun altro, però, è stato superstar dal primo momento in cui è atterrato a Torino. A 19 anni Paul Pogba ha parcheggiato l’astronave e ha imposto la sua legge da extraterrestre. Al primo anno ha segnato cinque volte in 37 presenze e ha obbligato Conte a cucirgli subito la Juve attorno. Non farà lo stesso Allegri – ruolo, caratteristiche e prospettive sono ben diverse –, ma il baby-leader Benta si è già inserito nella tradizione di famiglia.

(fonte: Gazzetta dello Sport)


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