Giovanni Galli: “Mio figlio era straordinario, Quagliarella porta il suo numero”

| 22/04/2017 10:06

Giovanni Galli, è stato portiere della Nazionale, ha esordito in A con la Fiorentina, ma poi ha vinto trofei nazionali ed europei con Milan e NapoliGiovanni perse il figlio Niccolò, promessa delle giovanili del Bologna, nel 2001 a 17 anni a causa di un incidente stradale.

Le parole di Galli

Queste le sue parole al Corriere dello Sport: Sono diventato portiere per caso. Ero una mezz’ala. Eravamo tutti amici, arrivavamo tutti dalle case popolari di Pisa. Decidemmo di formare una squadra e di partecipare al campionato. Il mio babbo decise di mandarmi a porta per la prima di campionato perché non avevamo il portiere. Vincemmo 4 a 2. Non uscii più dai pali. Fui notato da alcuni osservatori della rappresentativa pisana, perché si doveva fare il torneo delle quattro Repubbliche marinare e allora venni scelto come portiere. Il pallone era l’unico strumento capace di aggregare venti persone e farle socializzare. Prima nessuno voleva fare il portiere, sembravi lo sfigato che non sa giocare e viene spedito in porta. Ora non è più così. Adesso mi sembra che sia stata valorizzata la figura del portiere”

Il portiere

“E’ un ruolo delicato. Ci vuole grande equilibrio mentale. Sangue freddo. Riuscire a farsi scivolare di dosso le grandi parate e gli errori. Se una grande parata ti fa pensare di essere in uno stato di forma eccellente, basta un niente per mandarti giù. Il portiere è l’unico che non può sbagliare. Devi tenere la tensione alta per novanta minuti. E’ facile fare il portiere quando ti tirano in porta trenta volte a partita. Il difficile è farlo bene quando ti arrivano due tiri in tutto l’arco dei novanta minuti. Devi essere sempre dentro la partita. Qualche volta ero distratto. Quando ero ragazzo, a Firenze litigavo anche con il pubblico. Perché io avevo sempre l’abitudine di stare dieci metri fuori dall’area di rigore. Nella cultura collettiva del portiere stare fuori dall’area di rigore era una bestemmia. Dai miei 3 modelli prenderei: la personalità Ricky Albertosi. La linearità, la serietà, la compostezza, Dino Zoff. Ma secondo me il portiere che ha fatto veramente scuola, ha cambiato la filosofia del ruolo, è stato Gordon Banks. Ora Perin e Cragno mi piacciono tanto. Donnarumma può sbagliare ancora tanto, ha un futuro davanti”. 

Ricordi…

“Ho fatto diversi errori nella mia vita calcistica ma quello dei Mondiali dell’86 con Maradona in Argentina Italia 1 a 1 non lo dimenticherò. Rimasi come un baccalà, perché mi aspettavo di tutto tranne che quella conclusione. Non avevo capito chi avevo davanti.

 

La parata più bella? I rigori contro la Stella Rossa, cambiò il corso della storia del Milan. Successe di tutto: fu interrotta dalla nebbia, abbiamo corso il rischio che morisse un giocatore in campo come Donadoni, tre giocatori si sono infortunati per sei mesi. E’ stata una partita veramente allucinante, sotto tutti i punti di vista. Rigiocherei Cagliari-Fiorentina 0-0, ultima di campionato del 1981. Vorrei rigiocarla per poi fare lo spareggio con la Juve. Agroppi, Mazzone e Sacchi mi hanno dato tanto. Scelsi Sarri come allenatore del Verona, poi venne mandato via dopo poco. E’ difficile parlare di mio figlio, gli altri mi dicevano che aveva tanta classe. A 17 anni aveva già esordito in A e giocava nella Nazionale. Niccolò era veramente, da punto di vista, un ragazzo straordinario”. 

Il ricordo di Fabio

“Quagliarella porta da sempre la maglia con il numero 27, il numero di Niccolò… Fabio è un figlio a distanza. E’ un ragazzo splendido. Loro due giocavano insieme. Ha una grande sensibilità e una forte intensità interiore. Io ho tutte le maglie numero 27 che lui ha vestito in giro. Di questo gli sarò sempre grato. Dal tragico incidente mi hanno salvato la fede e l’amore della famiglia. Il calcio è gioia, è vita, è insegnamento, è educazione”. 

Continua a leggere