Lazio, Acerbi: “Il cancro mi ha salvato la vita. Da ragazzo non volevo giocare, l’ho fatto per mio padre”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:30

Lazio, Acerbi racconta il suo calvario | Simone Inzaghi non può fare a meno di Francesco Acerbi che in questa stagione si sta confermando sempre più leader della difesa della Lazio e anche con la Nazionale Italiana si è preso la scena. Sarà certamente il difensore centrale titolare a Euro 2020 in attesa del rientro a pieno ritmo di Giorgio Chiellini. Il difensore della Lazio, nel recente passato, ha affrontato un problema molto grave dal punto di vista salutare che ha superato con grandissimi risultati.

lazio acerbi

Lazio, Acerbi si racconta

Francesco Acerbi, difensore della Lazio, si è raccontato a Ultimo Uomo. Ha parlato della sua esperienza nel mondo del calcio da piccolo e della malattia che lo ha costretto lontano dal campo per un lungo periodo.

“All’inizio giocavo per mio padre. Ci teneva molto, sicuramente più di me. Forse a volte puntava talmente tanto su di me che è arrivato a farmi perdere la passione. Fatto sta che una volta che lui non c’è più stato io non avevo nessuno per cui giocare”.

Problemi?Non avevo la testa da professionista. Non avevo rispetto per me, non avevo rispetto per il mio lavoro, non avevo rispetto per chi mi pagava. Spesso arrivavo al campo alticcio, senza aver recuperato dai superalcolici della sera prima. Mi bastava dormire qualche ora e poi in campo rendevo comunque. Le serate non sono sbagliate a prescindere, il problema è che allora io esageravo”.

Milan?Braida mi disse che conosceva il mio stile di vita e per questo mi avevano preso casa a Gallarate e non a Milano. Non avevo paura della grande squadra, ero molto sicuro di me”.

Acerbi

Acerbi racconta la malattia

Il difensore della Lazio ha poi raccontato la sua esperienza con il cancro, momento traumatico della sua vita ma che ha portato ad una crescita importante.

“Il cancro è stato la mia fortuna. Ringrazio il Signore per averlo avuto. Ho scoperto di essere ammalato a luglio del 2013, appena arrivato a Sassuolo. A un anno dalla malattia mi è successa una cosa. Sono andato a dormire una sera come niente fosse, la mattina mi sono svegliato assalito dal terrore”.

Come mi sentivo?Avevo paura della mia ombra. Pensavo alle preoccupazioni date ai miei, alle occasioni che avevo buttato all’aria, agli anni sprecati, alle serate di eccessi. Tutto assieme, tutto all’improvviso. Dovevo andare da un analista per superare le paure. Così ho iniziato un percorso che mi ha portato a migliorare come uomo. Limando gli aspetti del mio carattere che potevano farmi naufragare, sbloccando certi miei limiti. Adesso voglio tutto. Ringrazio chi mi ha mandato la malattia, senza non so dove sarei”.