Coronavirus, il virologo: “Stadi sicuri, spogliatoi no. Introduciamo divieto di sputo”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:45

Coronavirus, il virologo: “Stadi sicuri, spogliatoi no”

Coranvirus, stop al campionato ma il virologo Fabrizio Pregliasco non è d’accordo. Il virologo all’Università degli Studi di Milano e primario presso l’Ospedale Galeazzi, ha parlato nel corso di un’intervista concessa al Corriere dello Sport:

“Contagi? Meglio andare allo stadio all’aperto che dei palazzetti dello sport al chiuso. Ma è più rischioso un vagone della metropolitana affollato o un treno regionale colmo di pendolari. Anche una discoteca dove si balla gomito a gomito.

Gli sport a rischio contagio sono quelli di contatto. Uno sportivo in genere ha difese immunitarie molto più alte ed è quindi protetto, ma ha una finestra di debolezza che è nelle due ore successive allo sforzo atletico. Due ore durante dove dovrebbero restare soliQuindi il luogo di maggior rischio diventa lo spogliatoio”.

Ultime Coronavirus: divieto di sputo in campo?

Il virologo vorrebbe bandire anche un altro comportamento in campo:

“La trasmissione avviene attraverso le goccioline (droplet) che vengono prodotte e diffuse nell’ambiente mentre parliamo, tossiamo, starnutiamo. Se queste goccioline arrivano sulle mucose altrui (per esempio quelle della bocca, degli occhi o del naso), direttamente o perché trasportate dalle mani, il virus può introdursi nell’organismo e causare la malattia. Quindi se i tifosi in uno stadio all’aperto fossero distribuiti a un metro uno dall’altro, un metro da ogni parte del soggetto, il contagio non potrebbe mai avere luigo.

Se poi si puliscono spesso le mani in bagno o con gli appositi disinfettanti il rischio si abbatte. Certo ci sono i tifosi dei posti superiori che potrebbero sputare.

In questo periodo il divieto di sputare dovrebbe essere radicalmente diffuso, negli stadi, tra i giocatori in campo, nei mezzi pubblici come avveniva ai tempi della tubercolosi, nei locali chiusi in genere.

Rischi? La risposta è che noi siamo più bravi di altri Paesi, i tamponi si fanno anche al minimo sospetto e ne facciamo più di altri. Ma questo è il vero contenimento. Il mio sospetto è che in Italia il virus abbia cominciato a circolare nelle prime settimane di gennaio. E abbia avuto modo di girare tranquillamente”.