Torino, Ciccio Graziani attacca Nkoulou: “Si merita quattro anni di squalifica”

| 08/09/2019 11:00

Notizie Torino, Graziani sul caso Nkoulou: “E’ un fatto gravissimo e imperdonabile”

Il Torino è ancora scosso dal caso Nkoulou. Il difensore non è stato ceduto, ma continua a vivere da separato in casa. Una situazione paradossale che non trova un risoluzione e potrebbe continuare fino a gennaio. La tensione è ancora altissima, come dimostrano le parole di Cairo, e le parti sono molti distanti da una soluzione pacifica.

Sulla vicenda è intervenuto anche Cicco Graziani che è stato intervistato da ‘Toronews’ e ha attaccato duramente Nkoulou: “Sono mancate serietà e professionalità. Un calciatore professionista non può mai rifiutarsi di scendere in campo. È un fatto gravissimo. Una volta che si firma un contratto, ogni calciatore ha un diritto: ricevere lo stipendio, ma ha anche un dovere, scendere in campo ogni volta che l’allenatore lo ritiene opportuno”.

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Ultime Torino: le scuse di Nkoulou non sono ancora arrivate

L’ex bandiera del Torino, Ciccio Graziani, si schiera a totale favore della società che ha fatto il minimo con Nkoulou. Secondo lui la punizione dovrebbe essere più severa e adottata dagli organi superiori: “Per casi come quello di Nkoulou dovrebbero intervenire l’Uefa e la Fifa. La punizione corretta sarebbe una squalifica di almeno 4 anni senza stipendio e senza campo”. Parole durissime verso il giocatore che, nella partita col Sassuolo, si era rifiutato di scendere in campo perchè voleva essere ceduto.

Da allora Nkoulou è stato escluso da ogni impegno ufficiale e non si è più allenato con la squadra. Tutti stanno aspettando le sue scuse, che però non sono ancora arrivate e costringono Mazzarri a lasciarlo in disparte. La rottura potrebbe ricomporsi, ma secondo Graziani rimane inaccettabile e non sarebbe mai successa qualche anno fa: “Cairo lo multerà e poi, come vuole la prassi, lo reintegrerà nella squadra. Non so con quale dignità Nkoulou potrà ripresentarsi di fronte ai compagni di squadra e di fronte al proprio allenatore. Ai miei tempi non sarebbe mai potuto succedere. Ti avrebbero mandato a casa senza stipendio a lavorare, anche perché nello spogliatoio non saresti più rientrato”.


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