Nicchi: “I razzisti vanno messi in galera. Gli arbitri non possono fare nulla, devono pensare alla partita”

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Nicchi sul razzismo| Marcello Nicchi, presidente dell’Aia, ha rilasciato una lunga intervista ai taccuini del Corriere Dello Sport. In particolare si è parlato di razzismo, in virtù anche degli ultimi fatti accaduti nei confronti di Lukaku, e non solo. Queste le sue dichiarazioni riportare dalla redazione di Calciomercato24com.

Queste le parole di Marcello Nicchi, presidente dell’Aia

“Razzismo? Ci sono procedure che vanno applicate, procedure molto chiare stabilite dalla Figc, come la chiusura di determinati settori e di intere curve. Noi arbitri abbiamo una grande responsabilità nella gestione della gara, ma è utile sgombrare il campo dagli equivoci e voglio dirlo con chiarezza: non si può pensare di scaricare sugli arbitri questo problema. Per questo gli arbitri non cambieranno atteggiamento. 

Dobbiamo preoccuparci del gioco, i nostri arbitri hanno le cuffie, c’è il VAR a cui prestare attenzione, c’è una partita da gestire, non soltanto da un punto di vista disciplinare, anche a livello mentale. Immaginate l’arbitro di un Roma-Lazio che deve rapportarsi in continuazione con i giocatori, come si può pensare che possa valutare anche quanto succede nelle curve? L’arbitro non può assumersi la responsabilità di sospendere una partita e trasformarla in una questione di ordine pubblico. Ci sarebbe il pubblico da far evacuare, l’ordine da mantenere: non possiamo caricarci questa incombenza. Le regole ci sono: applichiamole.

Come si combatte questo fenomeno? Per prima cosa non lo si deve sottovalutare. E poi penso che i razzisti vadano individuati immediatamente, bloccati e portati in galera. Servirà anche come deterrente, ne sono convinto. Oggi negli stadi ci sono decine e decine di telecamere, agenti, ispettori di polizia, c’è la Procura che si può coinvolgere. Si sa perfettamente chi va allo stadio, si conoscono i nomi di chi comanda nelle curve. Basta volerlo e si può fare. 

Sicuramente il fenomeno è stato sottovalutato, anche da un punto di vista culturale. Dobbiamo capire che questa è una grande questione civile. Io vorrei vedere i padri che di fronte ai ‘buuu’ dicono ai figli: Senti quello scemo, tu non farlo mai. Anche chi subisce l’insulto non deve mai sentirsi solo. E qui entriamo in gioco tutti. Per questo voglio esprimere la mia più profonda solidarietà nei confronti di quei giocatori – penso oggi a Lukaku, ieri a Koulibaly e a tutti gli altri in questi anni – che sono stati oggetto di questa vergogna. E’ evidente che anche da noi servono provvedimenti esemplari. Prendiamo il primo che offende un giocatore di colore, mettiamolo in galera e poi vediamo cosa succede. Al Consiglio Federale si sta lavorando in sintonia. C’è una FIGC attiva, il presidente Gravina è un uomo che le cose le dice e le fa: è arrivata l’ora di intervenire”.