Juventus, Allegri in conferenza: “Rapporto magnifico con Agnelli. Via per il gioco? Non conta nulla, basta vincere. Sul futuro non so nulla”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:00

Juventus, l’addio di Allegri in conferenza stampa: le sue dichiarazioniAllegri conferenza stampa

Juventus Allegri in conferenza| Massimiliano Allegri, allenatore della Juventus, è intervenuto in occasione della conferenza stampa in vista della partita di domani contro l’Atalanta ma specialmente per annunciare il proprio addio ai bianconeri. Al suo fianco presente anche il presidente della Vecchia Signora, Andrea Agnelli. Queste le loro dichiarazioni riportate dalla redazione di Calciomerca24.com.

14.03 – Anche i calciatori presenti in sala stampa.

Queste le dichiarazioni di Allegri

Inizia Agnelli a parlare: “Sono qui per celebrare Massimiliano, lui ha fatto la storia della Juventus. Prima si parlava della Juventus dei 5 Scudetti, Max l’ha fatto da solo e con lui siamo arrivati ad 8 consecutivi. Mi ricordo quando io e Paratici notammo Massimiliano e decidemmo di prenderlo come nuovo allenatore bianconero. Quando arrivò fummo informati che c’erano parecchi tifosi pronti ad aspettare Allegri e a contestarci. L’autista voleva passare dal retro ma io glielo impedì per chi non avevamo nulla da nascondere. Con lui in quell’anno vincemmo Scudetto, Coppa Italia e arrivammo in finale di Champions. E’ il primo allenatore per media punti e percentuale di vittoria, 11 trofei in 5 anni e due finali di Champions League. Per me sono stati 5 anni bellissimi: lavoro, fatica, conoscenza, stima, affetto e tante vittorie. Inoltre abbiamo vissuto un anno e mezzo praticamente da vicini di casa, le famose cene piacevolissime, condivisione di vita e non solo del lavoro. Abbiamo visto i nostri figli crescere, c’è stato un legame straordinario.

Dal punto di vista sportivo pensiamo alla cavalcata fino a Berlino, le 15 vittorie consecutive nella stagione 2015/2016, il testa a testa contro il Napoli l’anno scorso e la vittoria dello Scudetto quest’anno praticamente alla 30esima. Io ho trovato un amico sincero con cui potermi confidare con tanti argomenti. La progettualità della Juventus andrà naturalmente avanti, ci sarà sempre l’obiettivo di vincere, sia in Italia che in Europa. Quando non ci sono elementi reali al di là di alcune dietrologie, quando pensavamo tra me e me di andare avanti con Max dopo l’Ajax era un pensiero sincero. Poi abbiamo analizzato tutti insieme la situazione e abbiamo preso la decisione giusta, c’è un pò i tristezza e commozione perchè stato difficile capire che era l’ora di chiudere questo fantastico ciclo”.

Parla Max Allegri: “Ringrazio il presidente per le splendide parole che ha speso, ringrazio i ragazzi per la loro presenza (si commuove, ndr). Ringrazio tutti i calciatori avuti, lascio una squadra vincente che ha le possibilità di ripetersi in Italia e di fare una grandissima Champions. E’ stato un peccato non arrivare in fondo stavolta. Abbiamo spesso parlato e discusso ed espresso i nostri pensieri su quello che era il futuro della Juventus ed il bene della Juventus. Il mio addio non cambia i rapporti con la dirigenza, con Agnelli, Paratici e Nedved.

Quando sono arrivato all’epoca c’era anche Marotta, siamo cresciuti tutti insieme. E’ il momento giusto per lasciarci nel migliore dei modi. Domani sera deve essere una serata bella, bisogna festeggiare l’addio di Barzagli e la vittoria dello Scudetto. Vivo serenamente l’addio, sono cose fisiologiche che accadono. Io alla società non ho chiesto nulla, non ci eravamo ancora arrivati, avevamo capito che c’era bisogno di separarci. Abbiamo fatto 5 anni straordinari e dobbiamo essere orgogliosi di questo. Sono contento ed emozionato, però basta che domani bisogna festeggiare, c’è una bella festa da fare.

L’anno prossimo la Juve partirà con una grande squadra e una grande società. Non ha pesato il fatto che mi dicono che non faccio giocar bene la squadra. E’ sempre stato un dibattito, giusto che ci sia stato. L’importante è arrivare fino in fondo, vincere, specie quando sei alla Juventus. Giocar bene o giocar male credo dipenda sempre dal risultato finale. Il risultato ti fa scrivere in maniera diversa, io dovrò sempre  analizzare prestazione non risultato, anche le partite di calcio sono strategia, non sempre si può giocar bene. Cosa significa giocar bene? Io penso che alla fine basta vincere. Ci sono dei dati di fatto, allenatori che vincono e quelli che non vincono mai. Se uno non vince mai ci sarà un motivo Dio santo. Ci sarà un motivo se vincono sempre gli stessi, non c’è più mestiere, tutta teoria. Io porto un esempio: l’altro giorno parlavo con Paratici, io ho avuto Cellino a Cagliari, ha portato il Brescia in un anno in Serie A e con il Cagliari è retrocesso solo una volta. Correi farvi un esempio, ma non lo faccio se no viene giù tutto.

Riprende la parola Agnelli: “Quello che ha contribuito è stato il cuore della squadra. Bisogna saper prendere le decisioni nel momento in cui vanno prese. Solo il futuro saprà dire se le scelte prese sono quelle corrette, al di là delle considerazioni esterne, noi viviamo una realtà dall’interno. Se uno non è dentro le dinamiche di un’azienda non potrà mai cogliere e sapere tutti i dettagli per i quali viene presa un determinata scelta. A me non piacciono gli yes man, voglio opinioni forti e dopodiché prendere decisioni tutti insieme. “.