Juventus, Paratici: “Così ho preso Ronaldo, l’alternativa era Icardi”

Fabio Paratici, direttore dell’area tecnica della Juventus, ha parlato di mercato nel corso di un’intervista concessa a La Gazzetta dello Sport:

«Io passo tutti i giorni al campo, non potrei farne a meno. Sono sempre insieme ai più forti giocatori del mondo, posso persino decidere se trovarne, ma è quasi impossibile, qualcuno più forte. E mi pagano pure! Incredibile…».

Paratici sul pizzino

«Vuole sapere se i nomi scritti sul famoso pezzo di carta che avevo strappato e deposto in un cestino erano veri? Eravamo a una riunione col Genoa e avevamo segnato dei giocatori dei quali avevamo parlato. Ma sono solo una parte delle centinaia i cui nomi sono scritti su questi pezzi di carta…».

Paratici sull’affare Ronaldo

«Quando noi abbiamo giocato a Madrid è venuto Mendes, come si fa sempre nei giorni della Champions. Gli dico: “Cristiano ha fatto dei gol incredibili”, avevo ancora negli occhi, con ammirazione e dolore, la rovesciata. Lui mi guarda e mi risponde: “Tu non ci crederai ma Cristiano, se cambia, vuole venire alla Juve. Ricordati che è meno strano di quanto tu possa pensare. Poi ne parliamo”. Io ho pensato a una boutade ma ho cominciato a ragionarci. Ci siamo trovati all’aeroporto dei voli privati di Linate con Mendes eGiovanni Branc h ini per chiudere, non ci voleva molto, quel fenomeno di Cancelo. Mendes mi guarda ancora, ora si capiva che faceva sul serio: “Ricordati l’altra cosa, vedrai che Ronaldo si muove da Madrid. Te lo dico chiaro: il giocatore vuole venire solo alla Juve. Lui ha giocato nel Manchester United che è la più grande squadra inglese, poi nel Real Madrid, lui va solo in squadre storiche. In Italia non ha mai giocato, vuole vincere anche il titolo italiano. Se lo volete, lui c’è”. Gli ho detto: “Va bene allora tu dimmi un po’ di cosa stiamo parlando”. Io, che certo non mi ero scordato e certo volevo Ronaldo, sono arrivato lì preparato. Pensavo: se lui ne riparla voglio vedere, come al poker, che carte ha in mano: “Di cosa stiamo parlando?”. “Questo è il salario, questo il trasferimento”, dice lui. “Fammi pensare qualche giorno e poi ti darò una risposta”. Non ho detto no, altrimenti lui avrebbe cercato altro.

Paratici sul ritorno

“Noi abbiamo Higuain, che comunque andrà via”. Quindi, dedotto Higuain, questo può essere un buon accordo? Si può incassare di più? Facevo conti elementari. Ma sapevo bene che Ronaldo è una stella che si apre in varie direzioni: tecnica, commerciale, di mondializzazione del marchio. Ronaldo ha un valore ag – giunto. Penso, e quasi non credevo a me stesso, “va bene, è una bella sfida, però possiam o anc h e pensare di p r o v a r ci”. Non avevo detto nulla a nessuno. Poi facciamo una riunione, era inizio giugno. Buffon andava via, avevamo vinto sette scudetti di fila, la Champions l’avevamo persa malamente: dovevamo fare qualcosa per motivare i giocatori. Perché il calcio è tecnica, ma anche passione, è talento ma anche cervello. Ci vediamo con Andrea, con Pavel, parliamo di programmazione e conveniamo che bisogna dare una scossa a tutto l’ambiente. Non bisogna abituarsi a vincere in Italia e a sfiorare la Champions. La prima sfida non è mai certa, la seconda non è una maledizione. Provo a dire che per far crescere tutto il club, per dare uno shock positivo e proiettare la Juve oltreisuoi confini un’idea l’avrei… “È tutta da valutare, non mettetevi a ridere e non mi buttate fuori dall’ufficio. Ci sono due modi per motivare la squadra: uno non si può dire e l’altro è quello di comprare Cristiano Ronaldo”».

Quale era il primo modo?

«Il primo era comprare Icardi e scatenare un casino incredibile… Ma, come è ovvio, non era questo il mio obiettivo reale. Oppure… Oppure possiamo prendere Cristiano Ronaldo. Andrea fece una smorfia ma io dissi “aspetta, fammi spiegare…”. In verità, in quel momento nessuno poteva pensare che sarebbe venuto via dal Real Madrid perla cifra di cui Mendes mi aveva parlato. Si fece silenzio: “Mendes mi ha detto diriferirti che se la Juve lo vuole, e corrisponde alle sue richieste, lui viene alla Juve. Non vuole altra squadra se non la Juve. Non c’è opzione B, vuole solo la Juve”. Andrea Agnelli è un manager, non è solo un presidente. Capisce di calcio e di azienda, vuole far ancora più grande la Juve. È velocissimo nelle decisioni: ha chiesto di pensarci un attimo e di parlarne con alcune persone. Io già ero contento che non mi avesse buttato fuori dall’uffi cio e mi avesse lasciato l’entusiasmo di pensare di poter comprare Ronaldo. Il pomeriggio mi disse di farmi dare bene tutti i conti perché, se era come avevo detto io, saremmo andati avanti».

Lei però mi ha fatto tre nomi di partecipanti alla riunione: Agnelli, Nedved e lei. Ne manca uno…

«Sì, alla prima riunione, quella dell’idea, Marotta non c’era. Nella seconda, sì».

Marotta era favorevole o no?

«Sì. Voglio essere preciso: non è mai stato contrario».

Le dispiace che non lavoriate più insieme?

«Sì»