Milan-Cagliari, i voti della Gazzetta dello Sport

Ultime Milan: le pagelle di Gazzetta. Paquetà sugli scudi, Piatek anche da regista avanzato. I colpi di gennaio hanno cambiato questo Milan.

La squadra di Gattuso travolge il Cagliari, impressiona, segna, diverte, esalta la «P2» Piatek-Paquetà e riconquista il quarto posto? Non c’è da aspettare tanto, lo spareggio-Champions contro l’Atalanta è imminente, ma si può già azzardare un giudizio nell’aria da tempo: il Milan ora c’è, è cambiato, e Roma, Atalanta, Lazio, anche l’Inter, faranno bene a preoccuparsi. Il Milan è diventato squadra, è stato ribaltato dal mercato di gennaio da Piatek e Paquetà, non a caso goleador ieri, ma è anche altro, dall’insuperabile Donnarumma all’infaticabile Kessie. Sarebbe snob liquidare il 3-0 al Cagliari con il nulla, o quasi, dei rivali. Non sempre la superiorità si traduce in dominio e invece i rossoneri ci sono riusciti modulando con grande personalità la prestazione: dominando, attaccando con impeto quando serviva, arretrando e ripartendo in velocità quando il Cagliari si allungava con vocazione sacrificale. In ogni caso, governando da squadra vera. E quando è così non può che esserci la mano dell’allenatore.

Nessuno poteva immaginarlo poco più di un mese fa, quando tutto era in bilico, non soltanto la panchina: ma il coro per Gattuso, partito spontaneo dalla curva, è un segnale importante. Questo è il suo Milan e gli va dato atto che la coerenza innata, o forse testardaggine, sta pagando. Da inizio stagione è 4-3-3, anche se si potevano trovare a volte formule migliori. Calhanoglu non è ancora lui, ma ha giocato molto meglio, restando davanti e obbligando Paquetà a un doppio lavoro che il brasiliano, al momento, non pare soffrire. Soprattutto, questo Milan molto proletario, come il suo tecnico, non ha più niente della casualità degli inizi, quando la palla andava avanti quasi per inerzia. Lotta e comanda. Il progetto è sbocciato in corso d’opera.

Piatek è l’inizio di qualsiasi discorso tecnico. Il Milan di gennaio non è più quello di Higuain che troppe volte, forse per un malinteso senso del sacrificio, vagava per il campo a ricevere palla, gestire il gioco e lanciare dove, mancando lui, non entrava nessuno.

Adesso è il Milan di Piatek che è sempre il giocatore più avanzato, fa il centravanti com’è scritto nel Dna. Mai spalle alle porta, mai ad appoggiare dietro. Il polacco chiama lanci, tagli e incroci con la coda dell’occhio e poi scatta.

I voti