Sassuolo, Boateng: “Mi sono sentito male io per Koulibaly, Salvini sbaglia. Dobbiamo aspettare scappi il morto?”

Kevin Prince Boateng, centrocampista del Sassuolo, attualmente alle prese con un infortunio, ha parlato ai microfoni del Corriere della Sera dell’episodio di razzismo che ha colpito Koulibaly. Ecco le sue dichiarazioni:

Sui cori razzisti indirizzati a lui nel 2013: “Non mi pare che nel frattempo siano stati compiuti passi avanti. Se possibile la situazione è peggiorata visto che all’epoca nei miei confronti si scagliarono 50 tifosi. A San Siro l’altra sera erano 10 mila. Mi sono sentito male per Koulibaly e per chi ha dovuto assistere alla scena provando dolore”.

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Sulle parole di Salvini che definisce non un atto di razzismo quello andato in scena contro Koulibaly nel corso di Inter-Napoli: “Questo è razzismo. Chi fa queste urla sappiamo perché le fa, per certe persone chi è di colore è una scimmia. Poi certo in una curva ci saranno anche gli ignoranti che imitano gli altri pensando che sia giusto farlo. Provi a chiedere a Koulibaly come si è sentito, uscendo dal campo. Glielo dico io, era sotto un treno”.

Sempre Salvini ritiene giusta la non sospensione della partita di mercoledì sera: “È in errore, Koulibaly si sentiva male e secondo me anche qualche giocatore dell’Inter. Fermarsi sarebbe stato giusto anche per i milioni di persone che guardavano la partita in tv. Vorrei solo che la gente capisse cosa significa essere insultato per avere la pelle nera. Dobbiamo aspettare che ci scappi il morto?”.

Ecco cosa serve per cambiare

Sui provvedimenti UEFA che stentano ad arrivare: “Negli spogliatoi se ne parla. Siamo d’accordo nel sostenere che occorre coraggio e serve alzare la voce. Tanti su Instagram scrivono che sarebbe meglio ignorare il fenomeno. È sbagliato, abbiamo bisogno di un Colin Kaepernick (il giocatore di football americano che in forma di protesta smise di alzarsi in piedi durante l’inno statunitense, ndr), uno che perde tutto per lanciare un segnale”.

Su ciò che serve davvero per invertire questa malsana tendenza: “Non basta uno striscione di promozione antirazzismo sul campo o la pubblicità durante le partite della Champions League. Occorrono più spot e una campagna di sensibilizzazione che inizi nelle scuole. La tolleranza zero dell’Uefa è uno slogan che non posso più sentire. I fatti parlano: succede ancora e ovunque. Siamo in ritardo. Dobbiamo iniziare adesso, subito”.