VAR, si cambia: sono due i problemi

O Sono i due punti chiave della vicenda. Il primo chiama in causa ilr apporto tra l’arbitro in campo e quello al Var.

A quello dei due meno esperto e autorevole può mancare il coraggio di correggere il collega più celebre? Cioè come riportato da La Gazzetta dello Sport potrebbe nascere sudditanza psicologica tra arbitri.calcio, var

VAR: sono due le proposte per cambiare il protocollo

Il giorno dopo, resta forte la sensazione che a parti invertite (tra arbitri) quel rigore sarebbe stato assegnato. Ma è vero pure che Fabbri è uno dei nostri migliori interpreti del Var. Il problema esiste e va trovata una soluzione. L’Aia sta riflettendo sull’opportunità di staccare un gruppo di addetti al Var, come per gli assistenti (previa autorizzazione della Fifa).

Una specie di divisione a parte, in cui magari far confluire anche gli arbitri che hanno appena lasciato il campo per raggiunti limiti di età, in modo da garantire alla video assistenza solo gente di grande esperienza. È in parte quello che ha proposto anche domenica sera Luciano Spalletti.

Il secondo punto invece è rappresentato da quanto evidenti debbano essere gli errori da rivedere al video.

Su questo anche i nostri vertici arbitrali stanno lavorando da giorni. Fabbri non suggerisce a Rocchi la review perché le immagini in suo possesso non chiariscono inequivocabilmente che il collega ha commesso un errore evidente. Se la logica resta questa, sarà difficile uscire da questo equivoco.

Rizzoli per primo se n’è reso conto e per questo l’Aia si farà promotrice presso l’Ifab di alcune modifiche al protocollo, improntate ad allargare il raggio d’azione della Var non solo sui falli di mano, ma anche sui «contatti bassi». Tra difensore e attaccante. Da attenzionare molto più dei contrasti aerei, i cosiddetti «body check».

È la differenza che passa dall’errata valutazione di Fabbri del fallo di D’Ambrosio su Zaniolo all’opinabile ma formalmente corretta valutazione che Rocchi ha fatto della spallata di Manolas a Icardi.