Ibrahimovic: “La Juventus ha cambiato la mia carriera, Capello….”

| 22/11/2018 21:00

Zlatan Ibrahimovic si racconta in un’intervista alla BBC dove ha parlato anche della Juventus e di Capello

Ibrahimovic Juventus | Ai microfoni della BBC, Ibrahimovic svela il suo cambiamento a livello tecnico: “All’inizio della carriera non pensavo ai goal, ma solo a migliorare le mie abilità, i miei dribbling e la mia tecnica. Ad un certo punto qualcuno mi disse che il mio livello era già alto e che avrei dovuto iniziare a pensare ai goal, in quanto attaccante. E quando arrivai alla Juventus tutto cambiò. Per me era tutto nuovo. Un grande club, grandi giocatori, grandi allenatori e grande storia passata”.

L”incubo’ Capello ebbe una grande influenza sulla crescita di Ibra: “Dal primo giorno mi fermavo dopo l’allenamento, con Capello che chiamava i giovani dalla Primavera. Loro crossavano, io segnavo. Ogni giorno per 30 minuti. Spesso volevo andare a casa perché ero stanco, ma mi bastava sentire ‘Ibra’ e iniziavo a calciare verso la porta. Alla fine sono diventato una macchina, davanti alla porta. Segnavo tanti goal, specialmente in Italia, dove per gli attaccanti è difficilissimo visto il loro ottimo livello tattico. Per esempio mi trovai di fronte Maldini e Nesta, con Dida alle loro spalle. Segnare non era facile, ma per fortuna mi allenavo con Cannavaro-Thuram davanti a Buffon”.

Accostato in queste ore al Milan, aspettando di capire dove andrà, Ibra svela da dove viene: Io vengo da un altro pianeta. Il mio pianeta si chiama Zlatan Planet: qualche cosa che nessuno ha mai visto. Sono un ragazzo di quella zona che tutti chiamano ghetto: mi vedevano diverso, non mi facevano sentire il benvenuto, ma ho mostrato loro qualcosa di diverso e ora gli altri mi seguono”.

In Premier League ha stupito anche i più scettici, l’attaccante svedese sfodera un paragone ad effetto: Pensavano fossi vecchio; poi io, a 35 anni, ho fatto sembrare la Premier vecchia. Era una sfida e io non le ho mai rifiutate. La Premier dovrebbe esser felice del fatto che io non sia andato in Inghilterra 10 anni prima, altrimenti la sua storia sarebbe stata ben diversa. Lì mi sono sentito come `Benjamin Button´, stavo diventando ogni giorno più giovane. Poi, purtroppo, mi sono infortunato”.


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