Gasperini: “Avrei potuto allenare in Premier League. Inter? Prenderà il posto della Juventus”

| 15/11/2018 13:30

Gasperini si racconta ai taccuini de La Gazzetta Dello SportAtalanta-Torino Gasperini Mazzarri

Gasperini| Atalanta| Inter Juventus| Premier League| Gianpiero Gasperini, allenatore dell’Inter, ha rilasciato una lunghissima intervista ai taccuini della Gazzetta Dello Sport. Ecco le i tratti salienti delle sue dichiarazioni.

Queste le dichiarazioni di Gasperini

“Io provinciale della difesa 3? Veramente la difesa a 3 l’ho imparata da Ajax e Barcellona, anche se in Italia tutti ripetevano che in Europa non funziona. Quando arrivai all’Inter la facevano in pochi, ora la situazione è cambiata. Marcatura a uomo? Se un mio giocatore attraversa il campo per inseguire un avversario e molla il suo posto, mi arrabbio di brutto. Io idolo di Sacchi? In questi anni Arrigo mi ha fatto arrivare spesso apprezzamenti. Sms, telefonate. Pubblicamente fa un altro effetto. Da un grandissimo innovatore come lui, poi. In tanti hanno vinto, in pochi hanno lasciato il segno. Il suo Milan lo ha lasciato. La zona pressing è alla base dei miei principi. L’innovazione del futuro? Il portiere che sale tra i due difensori centrali per impostare così si guadagna un altro uomo per la costruzione. Vedrete, in futuro i portieri verranno scelti più per i piedi che per le mani. Berisha? No. Meglio che per ora si concentri sulle parate…”.

“Io al Genoa ho fatto 70 punti, all’Atalanta 72. Mi piace vincere. Ma quello che conta di più è giocare bene. La vera soddisfazione è vedere la gente in delirio. La gioia dei tifosi dell’Atalanta domenica scorsa non ha prezzo. Io cerco queste emozioni. E poi così i giocatori crescono in autostima. Si convincono: posso farlo. Percassi? Ormai è un rito. Quando vinciamo, i giocatori sanno che il presidente scenderà subito in spogliatoio e annuncerà entusiasta il premio partita… Allora lo aspettano facendo una specie di ola: ooohh.

Se mi chiamasse una big di Premier? Credo non mi lascerebbe andare e così avrei la scusa… Sto bene in Italia. Potevo allenare in Premier una squadra di non primissima fascia e so che avrei fatto bene, perché noi italiani tatticamente siamo più preparati. Non ho voluto. Il problema era vivere lì dal lunedì al sabato. Alla mia età sento ancora di più le radici”.

“Zapata? Se decolla lui, vola l’Atalanta. Ha sofferto il cambiamento, alla Samp era stato fermo a lungo. Sta recuperando forza, deve essere più cattivo in area. Barrow? Per un ragazzo partito col botto, non è facile confermarsi. Ma le difficoltà lo aiuteranno a crescere. Ha la testa a posto. Gosens è cresciuto in forma fisica e convinzione. Ora attacca con più fiducia. Hateboer doveva migliorare tecnicamente. Ci arrivava sempre su palloni tipo domenica, ma non segnava. Il Papu Gomez nella stagione scorsa ha pagato la delusione per la nazionale, dopo averla assaggiata. Ora è entrato nella dimensione del vero capitano. È sereno, non pensa più alla grande destinazione”.

“Come fermare Ronaldo? È presto, però è bello che sia qui. Un esempio, per come gioca e si comporta. Gli avversari non lo odiano, lo affronteremo il 26 dicembre, una festa. Collwghi da applaudire? Ancelotti è stato straordinario. Pensavo che avrebbe trovato molte difficoltà dopo Sarri. Invece ha costruito un Napoli più vario, più imprevedibile. De Zerbi lo avevo già ammirato al Palermo al Benevento. Ma sono tante le squadre che provano a giocarsela con qualità e coraggio, come l’Atalanta. Ho visto tante belle partite. Di recente Spal-Cagliari, per esempio”.


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