Croazia, il ct: Dalic: “Sono dispiaciuto per l’addio di Mandzukic”Mandzukic Croazia addio

Zlatko Dalic, commissario tecnico della Croazia, ha parlato nel corso di un’intervista concessa a La Gazzetta dello Sport:

Le parole del ct

«Mandzukic? Mi dispiace, forse ha pensato di avere raggiunto il sogno e di non poter fare di più. Rispetto le sue decisioni, non posso fare altro»

, si è arreso Dalic, anche se molti in Croazia continuano a sperare in un ripensamento dell’attaccante. Che cosa perde la Croazia con l’addio di Mandzukic?

«Perde uno che fa gol, ma soprattutto un lottatore, il primo difensore, uno che dà ogni stilla di energia per i compagni. Sostituirlo non sarà facile, lo sappiamo. Dovremo provare varie soluzioni.

Pjaca è stato fantastico da ragazzino, poi ha subito degli infortuni che hanno bloccato il suo cammino alla Juve. Ha bisogno di tempo: alla Fiorentina ha trovato un buon ambiente. Lo aspetto perché ho bisogno di lui. In questa stagione crescerà».

Ha perso Mandzukic, ma le resta Modric?

«In questo momento il miglior giocatore del mondo. Gli mancava ancora qualcosa e al Mondiale lo ha trovato. Per noi è fondamentale, ma preferisco parlare del gruppo, che in Russia è stato la nostra vera forza».

Che cosa resta del sogno di luglio?

«Ora per noi è tutto difficile, la gente si aspetta tantissimo. In un torneo come il Mondiale contano tanti fattori, abbiamo vinto due volte airigori, sono i dett agliafa rti andare avanti oppure mandarti a casa. L’importante è ripartire, dare continuità. Il mio obiettivo è qualificare la squadra per gli Europei».

E’ stato sorpreso anche lei dal rendimento in Russia?

«Io ci ho sempre creduto. Non ho mai pensato a quello che sarebbe successo alla partita successiva, siamo andati step by step. La mia filosofia è: se ci credi, puoi farlo».

Si sente un grande motivatore?

«Non lo so, so che vado dritto al punto. Ci siamo fidati gli uni degli altri, dall’inizio. Ascolto tutti nel gruppo, ma alla fine decido io».

Che tipo è Zlatko Dalic?

«Uno che ha sempre lavorato duro. Sono stato via da casa 15 anni e mi sono costruito una carriera. Non sono stato un gran calciatore, ma ero un centrocampista che capiva il gioco. Ho finito la scuola dopo il ritiro dal calcio giocato, cercando sempre di progredire. Sono un lottatore. In questo sono simile a Mario».

Un giocatore fondamentale per i bianconeri, com’era per la Croazia. La Juve vincerà ancora la A?

«Con Ronaldo la Seria A ha riconquistato visibilità. E’ un campionato interessante, certo ci vorrebbero più rivali, mentre la Juve mi sembra veramente più forte. Ma va bene anche così,emi pare che tutto il movimento italiano sia in crescita: l’Italia è rimasta fuori dal Mondiale, ma è sulla strada giusta per tornare al top».

E la Croazia medaglia d’argento al Mondiale resterà al top?

«Non abbiamo la struttura per essere  isecondi del mondo, siamo un piccolo paese che ha vissuto una grande storia. Siamo talentuosi e lavoriamo duro: questa è la nostra ricetta. Il talento non basta. Noi lottiamo sempre».  con il Genoa la vedo dura…»