Raffaele Perinelli, 21enne terzino campano, è stato assassinato ieri sera a seguito di una lite: si è costituito il suo omicida

Raffaele Perinelli Omicidio | Aveva 21 anni e aveva voluto prendere una strada diversa da quella del padre, affiliato del clan Lo Russo, scegliendo il calcio. Il giovane calciatore campano, Raffaele Perinelli, è deceduto ieri in ospedale a seguito di una coltellata infertagli dal suo assassino, con il quale aveva già avuto un acceso litigio una settimana fa in discoteca. Da allora le Forze dell’Ordine avevano già puntato i fari su di lei, ma un incontro fortuito ieri sera ha fatto degenerare la situazione. L’uomo, un venditore ambulante incensurato, è ora detenuto nel carcere di Poggioreale con l’accusa di omicidio volontario.

Raffaele è figlio di Giuseppe, ex esponente dei Lo Russo assassinato in un agguato nel 2003. Indagano i carabinieri che stanno cercando ci capire quale sia stato il luogo dell’accoltellamento. Nella zona, un tempo roccaforte del clan Lo Russo, c’è molta tensione a causa del pentimento dei capiclan e di numerosi agguati avvenuti.

Perinelli aveva solo due anni quando suo padre fu ucciso in un agguato di camorra. Da allora si era tenuto lontano dagli ambienti della malavita e aveva fatto una scelta di vita coraggiosa e diversa da quella del genitore: quella della carriera sportiva. Innamorato del pallone fin da bambino, era diventato un promettente giovane calciatore della serie D della Campania.

La carriera di Perinelli

Perinelli era un terzino sinistro reduce dall’esperienza al Miano dopo le stagioni al Sant’Agnello, al Gragnano e alla Turris, club di Torre del Greco. Con il Gragnano e la Turris aveva disputato due campionati in Serie D, rispettivamente nelle stagioni 2015-16 e 2016-17. Su Facebook uno dei suoi ex allenatori, Luca Pini, lo ha ricordato così: “Ti ho convinto fino a riuscirci, l’ho fatto perché amavo prima te come persona e poi te come calciatore. Anche se adesso ho la certezza sulla mia ossessione di volerti nella mia squadra ed essere il tuo allenatore perché Dio voleva farmi conoscere a fondo la persona più bella e genuina al mondo”.