SSC Bari, De Laurentiis: “Affido il club a mio figlio Luigi. Contestazioni? Non posso preoccuparmi. Su Rog e Diawara…”

| 01/08/2018 13:40

News SSC Bari, De Laurentiis: “Affido il club a mio figlio Luigi. Contestazioni? Non posso preoccuparmi”

News SSC Bari De Laurentiis | Aurelio De Laurentiis, nuovo presidente dell’SSC Bari, ha parlato nella conferenza stampa di presentazione. Ecco le sue dichiarazioni: “Grazie città di Bari per la fiducia che mi avete accordato, io da bambino e da adolescente giocavo a basket: mio papà mi portava a vedere le partite del Napoli, ma a scuola si giocava molto a basket. Quando nel 1996 Walter Veltroni decise di trasformare i club, era una cosa strana: i club fallivano e venivano ricostrituiti, sembrava uno specchio riflettente per ottenere altre cose. Io sono sempre stato proiettato nel mondo dell’intrattenimento per via della mia famiglia, che è sempre stata nel cinema: da quando ho 19 anni ho iniziato questo percorso nel cinema, a 25 anni ho prodotto il mio primo film. Ad un certo punto mi sono detto ‘ma questi contenitori, da internet ai broadcasters, cosa avranno di più importante da trasmettere? Cinema, fiction e sport’. E qual è lo sport europeo internazionalmente più popolare? Il calcio. Cinema e calcio devono convivere, la mia famiglia viene dalla campagna, cerchiamo di verificare come poter prendere il Napoli: mi sono avvicinato al club quando era fallito e non esisteva, mi venne dato un pezzo di carta da oltre 32 milioni di euro. Mi sono fatto due anni di C che mi hanno insegnato moltissimo, uno di B e poi una cavalcata fortissima di crescita con nove anni continuativamente in Europa”.

Un titolo per il film del Bari: “Che ne sarà di noi è un film di Veronesi, un film sui giovani e sulla maturità per essere iniziati alla vita. Ricordo un film del 2001 chiamato ‘Il Gladiatore’, potrebbe essere un bell’esempio: al mio segnale, scatenate l’inferno…. Che ne sarà di noi? Una speranza, la giovinezza nella vita poi passa”.

Su cosa l’ha spinto a fare quest’acquisto: “Amo la città di Bari, quando ho pensato di comprare una società all’estero…mi sono detto: ma perché non fare una squadra del Sud? Ho già il Napoli, ma se avessi anche un’altra squadra si concretizzerebbe questo percorso sudista anche politicamente, essere utile a questi territori che hanno bisogno di imprenditori che non lavorino egoisticamente ma per il bene del territorio stesso. Nella mia vita professionale ho avuto la presidenza di tante società, vedevo che non capivano: cercavo di spiegare loro cosa significasse essere imprenditore, si deve valutare il rischio e poi mettere mano alla tasca. Se uno vuole solo fare presa, allora si configura poco con la figura dell’imprenditore. Il Sud secondo me ha potenzialità inespresse, ci sono le pepite d’oro sottoterra e nessuno ha voglia di tirarle fuori: non si combatte per l’orto comune, bensì per l’orticello piccolo ed individuale. Quando uno passa in autostrada nota la differenza, la Puglia non è seconda all’Umbria o alla Toscana ridente, non è seconda alla bellezza della Sicilia: l’Italia è il giardino d’Europa o no? Però noi ce lo dimentichiamo, lo lasciamo seccare. Il calcio in Puglia è una rosa rara, bisogna lavorare per riportarlo in Serie A non tramite il solito calcio, bensì una visione moderna del calcio provando a cambiare le regole del gioco. Il calcio è come la Livella di Totò, ci accomuna tutti”.

Sul club satellite: “Volevo comprare una squadra in Belgio ed in Portogallo, era più difficile comprare a Londra e risalire i vari campionati: o c’era uno che scappava dalla polizia per le tasse o altro…in Portogallo ed in Belgio non ci sono limiti per gli extracomunitari. Un’altra stupidata del ‘tappo’ Tavecchio e di Lotito: con Ventura s’è fatta una brutta figura, mentre Belgio e Portogallo hanno tanti extracomunitari e sono forti a livello di nazionali. Il calcio va levato dalle mani dei politici. Della FIGC potremmo fare a meno, ci sono caste per votare. State chiedendo la Serie C alla FIGC? Noi stiamo chiedendo ad una FIGC commissariata, ovvero al CONI che hanno in mano la corretta reimpostazione di una Federcalcio che sia al servizio del calcio. In Lega ci affiliamo direttamente, potremmo rimanere indipendenti”.

Calciomercato Napoli, RogSulle squadre B: “Soltanto un assist fatto alla Juventus che così può piazzare i 45 giocatori che ha in più. Sono contrario, io volevo fare l’Under 23: aboliamo la Primavera, peraltro stavo retrocedendo se non fosse stato per lo spostamento di Adam Ounas. Se ho trenta giocatori, sicuro alcuni di questi potrebbero giocare nell’Under 23. I vari Rog, Diawara…non mi fate bestemmiare, se penso all’anno scorso mi vengono i malumori. Non mi si sarebbe patrimonialmente svalutati, chi non gioca cala di capacità reattiva e psicologica: si sente inadeguato”.

Sulla Lega Calcio: “Mi auguro che faremo utili, anche perchè in Lega per 20 anni non siamo stati capaci di darci uno statuto corretto. Adesso con l’arrivo di Miccichè, uomo che ha avuto la capacità di sintesi, ha fatto propri tutti i problemi: quando mi inquieto, mi dice quali cose non sono state fatte. Mi fa piacere, vuol dire che ha preso coscienza dei problemi. In Lega ci manca un amministratore delegato, poi la capacità di modificare quei campionati che non si possono più supportare e sopportare a venti squadre: negli anni ’80 eravamo in sedici, e le televisioni non vogliono trasmettere certe partite. Lotito si è inventato e ha spinto per i paracaduti economici”.

Sui diritti d’immagine: “Sono l’unico presidente al mondo che si fa cedere i diritti di immagine dai calciatori, in Serie D essendo non professionisti…uno ha un limite e non può pagare più di 28mila euro e rotti di stipendio a calciatore. Con i diritti di immagine, noi possiamo implementare e convincere giocatori a giocare a Bari e poter fare certi tipi di discorsi”.

Sulla contestazione a Napoli: “Tramite la Nielsen ho avuto uno studio sulla tifoseria del Napoli: è risultato che i tifosi veri del Napoli sono quaranta milioni, i sostenitori sono 120 milioni. Non posso preoccuparmi dei dissidenti che vorrebbero non condividere, da quando sono arrivato, le modalità di lavoro. Hanno un concetto di possesso del club che si è modificato negli anni: non voglio ribattere, ma vorrei parlare con alcune persone del ministero degli Interni che sanno le condizioni all’interno dello stadio San Paolo. Magari anche qualche uomo politico vuole certi striscioni…”.

Sullo stadio: “Mi dovete dare il tempo di arrivare, docciarmi, cambiare abito, vedere le strutture che non conosco, capire cosa è rimasto della struttura di Renzo Piano. Noi italiani ci riempiamo la bocca: il calcio è il calcio, ciò che stato progettato nel 1990 seppur bello, potrebbe non rispondere alle regole di un calcio che cambia a seconda delle riprese, delle frequentazioni, omologazione di posti. Il sistema deve curare per il domani, non per l’oggi. Se dovrò consegnare il Bari a qualcun altro se le regole non cambieranno, gli devo consegnare un qualcosa che sia e rimanga per la città di Bari: l’impegno è di regalare qualcosa. Il denaro è un mezzo per aumentare la godibilità degli altri: il comunismo lo intendo come modo per far guadagnare di più ai poveri, non togliere ai ricchi”.

Sul ruolo di Reja e il direttore sportivo: “Questa mattina erano tutti incazzati con me, alle 6.45 non ho resistito e ho iniziato a svegliare Giuntoli, Sacchi e tanti altri. Li vorrei da consiglieri, e ho già trovato il nome per il vivaio: Filippo Galli, ex Milan. Ci vedremo tutta la nostra cultura acquisita per fare il massimo, sempre svincolati dal concetto Napoli: sono due mondi diversi, due culture diverse. Due situazioni da rispettare ugualmente per ciò che valgono. Non si possono unire. Quando ho pensato al Bari, poichè sono sempre stato un sostenitore del sud – non per fare la guerra al nord – sono fregnacce quelle relative alla mancata ricchezza del sud. E’ chiaro che manchi la cultura della politica: se voi ricordaste cos’era il Trentino negli anni 30…poi è diventato una delle regioni più ricche. Bisogna saper sfruttare le cose. Dov’è che mi piacerebbe politicamente arrivare? Creare opportunità per il Sud che possano accorpare la Campania, la Puglia, la Basilicata, la parte della Sicilia disunita dal Ponte. Se ci pensate, basterebbe una decina di miliardi di euro: un campionato europeo delle maggiori leghe. Oggi come oggi ho 69 anni, se potessi regalarvi in 20 anni un discorso unitario, sarei l’uomo più felice del mondo”.

Sul Bari come succursale del Napoli: “Dovete stare tranquilli, il Bari non sarà mai una appendice del Napoli. Per fugare questa possibile paura, ho convinto in due giorni di grandi discussioni mio figlio Luigi, che non si è mai interessato di calcio, interessarsi del Bari per evitare qualsiasi dubbio su decisioni a favore di una o dell’altra squadra. L’ho chiamato e l’ho convinto, ha accettato con grande passione. La famiglia De Laurentiis ci ha messo la faccia in prima persona, non so quanto le altre cordate l’avrebbero fatto”.

Sul progetto: “Il Bari ha una storia molto composita di oltre 100 anni, dovremo cercare di ritornare in Serie A in modo molto rapido, anche per cercare di cambiare le regole che non permettono due proprietà in Serie A. Abbiamo dei competitor che non ci vedono di buon’occhio per via della nostra possibile risalita. Sono un guerriero pronto a dare battaglia”.


Continua a leggere