Inter, Cordova ha giocato con i nerazzurri nella stagione ’65-66, collezionando solo una presenza.

Inter, Cordova

Inter, Cordova | L’ex centrocampista di Roma e Inter, Francesco Cordova, si e’ raccontato ai microfoni del ‘Corriere dello Sport’. Tra i punti salienti della sua intervista, da sottolineare il ricordo della sua unica stagione all’Inter (’65-66). In cui, arrivato 21enne tra tante belle speranze, disputo’ una sola partita alla corte di Herrera. “Arrivavo da Catania, dove ero considerato un dio, a Milano. Ma in quel periodo non avevano ancora debellato la nebbia e alle due del pomeriggio non si vedeva nulla. Poi la mia vita era allenamento e casa, non conoscevo nessuno. Ero disperato. piangevo, telefonavo a mio padre, che mi diceva di tornare e smetterla con il calcio. Ma io nella vita volevo solo giocare a pallone. E comunque facendo solo allenamento e sonno ero in una forma strepitosa. Herrera poi mi aveva preso a ben volere perche’ voleva fare fuori Corso”.

Ultime Inter, i ricordi di Cordova

Inter, Cordova“E io avevo le sue stesse caratteristiche. Ma purtroppo ho incontrto un amico di Napoli che si trovava a Milano per lavoro. E lui era gia’ inserito nella vita milanese, anche quella notturna. Da quel momento non ho mai piu’ dormito. Sono stato molto stupido. La famiglia Moratti mi voleva bene e avevo l’appoggio di Herrera, almeno all’inizio. Una volta c’era una partita di coppa importantissima contro il Modena. Eravamo in albergo dopo aver mangiato. Avevo sonno e mi sono appoggiato su una poltrona dietro una tenda. Non mi hanno trovato, hanno giocato senza di me e sono tornato in pullman a Milano. Io l’ho dovuto fare in treno”.

“L’allenatore piu’ importante? Liedholm. Picchi? Un comandante, il capo vero. Alla fine con quell’Inter ho giocato una sola partita da titolare, a Napoli, l’ultima. Quindi ho vinto il campionato anche io. Ma per la situazione che si era creata mi hanno mandato a Brescia e li’ ho fatto un grande campionato”.