Francesco Coco ha rilasciato un’intervista ai microfoni della Gazzetta dello Sport: dal suo passato in blaugrana al Milan senza testa, passando per la crisi della Juventus e quel 5 maggio…

Francesco Coco intervista | L’ex calciatore adesso è un imprenditore (“sono commentatore per Be IN Sports e socio di un’agenzia di comunicazione a Milano: oggi è questo il mio lavoro”) ma per tutti è il terzino degli anni d’oro di Milan e Inter. Anche a Barcellona in realtà se lo ricordano benissimo, come ribadito da lui stesso sulle pagine della Rosea: “Con club, città e tifosi ho un rapporto quasi surreale: ero el italiano, e poi el siciliano perché gli raccontavo storie di mafia, e la stampa voleva sempre me in conferenza, arrivammo al punto che facevo io le domande a loro”. Ma oggi il mondo è cambiato, il calcio è cambiato. Se Sacchi avesse vinto il Mondiale del ’94 oggi le cose sarebbero diverse. Il calcio stava cambiando, ma quella sconfitta portò tutto il movimento a tornare 20 anni indietro. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Anche la Juventus è indietro, proprio nel campo: giocano arretrati di 20 metri. In Italia dovrebbero dominare, in Europa fanno fatica con l’Olympiakos. Il Mondiale del 2006 sei è stato vinto con grandi calciatori, non con il gioco. E oggi ne nascono ancora di talenti, solo che non diventano calciatori”.

Poi, sulla sfida di stasera: “Un 3-0 Roma come nel 2002? Complicatissimo: devono essere
perfetti, e non dev’essere il Barcellona. Conterebbe anche solo vincerla: ma devono crederci tutti, Olimpico compreso. Peccato, però: al Camp Nou c’era un rigore enorme e comunque, senza quell’autogol sfigato, il primo tempo magari sarebbe finito 00
e poi chissà. Peccato, se Gonalons non si fosse inventato quello stop in mezzo
all’area, con un 3-1 ci si poteva provare: un gol subito, e poi si vedeva. Peccato, quel 4-1 è bugiardo: negli ultimi anni ho visto poche squadre attaccare e giocarsela a livello tecnico così, contro il Barcellona”.