Milanese a CM24: “Inter, mancano gli italiani. Toro, la forbice si allarga. Vi racconto Ronaldo. Ljajic? Vedi Baggio…”

Milanese Inter Torino Ronaldo Ljajic |Domani alle 12.30 si sfideranno Torino e Inter, incrociando la corsa dei nerazzurri verso un posto in Champions League e le residue speranze di Europa dei granata. Mauro Milanese è il doppio ex intervistato dalla redazione di Calciomercato24.com per analizzare i contenuti del match e le difficoltà che hanno incontrato le due formazioni lungo questa stagione. Con Mauro Milanese, oggi amministratore unico della Triestina che milita in Serie C , abbiamo voluto anche ripercorrere alcuni passaggi delle esperienze vissute con le due maglie.

Angloma, Abedì Pelè, Cravero, Hakan Sukur: era un bel Torino, perché arrivò la retrocessione? “Eh, dimentichi Rizzitelli. Ci fu la retrocessione perché era anche una serie A molto competitiva. Poi quell’anno purtroppo la coppa d’Africa ci porto via per un bel po’ di mesi Abedì Pelè che era un po’ il gioiellino di quel Toro, un numero dieci. Poi rientrò infortunato. Ogni tanto capitava in quegli anni che qualche squadra blasonata scendesse in serie B. Mi resta il ricordo comunque di una tifoseria calda e appassionata, che contrariamente a quello che pensavo, ho scoperto avere tanti club Torino in giro per l’Italia”.

Anche al Torino di adesso ci si aspettava un altro tipo di annata. “Il Torino credo che stia facendo quello che doveva fare, più o meno. Bisogna tenere conto del ritorno delle milanesi e che la forbice a livello economico si è allargata: aumentano le voci in entrata per le squadre più forti e questo aumenta il divario di budget economico. Un anno il Torino può arrivare a giocare le coppe, un anno invece va male: è così che va. E’ chiaro che avendo Belotti, l’attaccante della Nazionale, uno si aspetta di più. Magari un Torino in Europa League sarebbe il giusto ricompenso ad un pubblico che farebbe le trasferte che si merita”.

Vicenda Ljajic: da dirigente non ti sembra una punizione eccessiva che non ha fatto il bene della squadra? “Non entro nel merito della scelta della società. Non conosco bene la situazione ma sono cose che capitano poi ci sono le pressioni dalla stampa, che deve trovare sempre un colpevole in questi casi. A volte è la somma di tanti problemi che porta una società a prendere una decisione simile. Poi c’è l’annata. Roberto Baggio ha avuto quattro rendimenti diversi tra Fiorentina, Juve, Milan e Inter: ti capita anche l’annata sfortunata, i fattori sono molti”.

Già Baggio all’Inter. Lì hai avuto Ronaldo come compagno di squadra. “Ronaldo era un giocherellone, era il tipo che scherzava, faceva battute. Lo faceva anche per diminuire la pressione che aveva fuori dal campo. Alla pinetina c’erano sempre mille persone che aspettavano una sua foto, una sua firma. Così anche davanti agli alberghi dove si andava a giocare. Non sempre hai voglia di fermarti. Però era di grande compagnia, un tipo scherzoso, come il carattere di un classico brasiliano”.

A quell’Inter è mancato lo Scudetto e anche a quella attuale. “Ha delle squadre troppo forti avanti. Negli ultimi anni Juve, Napoli e Roma hanno occupato le prime tre posizioni. Manca forse quella generazione di italiani che storicamente ha fatto il successo delle squadre italiane in ambito europeo come l’aveva il Milan, o in Italia come l’aveva la Juventus. Deve essere brava la società a mettere su la squadra ma all’interno dello spogliatoio ci sono gli uomini, i calciatori. L’italiano deve far capire allo straniero cosa significa giocare con quella maglia, trasmettere certi valori, la mentalità”.

Wanda Nara moglie-procuratore sta trattando il rinnovo di Icardi. Da dirigente quali difficoltà o vantaggi si incontrano quando si tratta con un parente e non con un agente professionista? “Allargando un po’ le regole della procura dei calciatori, adesso c’è la moda che il procuratore lo può fare il padre ad esempio. Ad un certo punto della carriera bisogna far contenti la moglie, il papà, lo zio, dando la possibilità di guadagnare soldi, che andrebbero alla famiglia ugualmente. Danno la possibilità di farli guadagnare, non dico facendo finta di farli lavorare , sembra brutto. E’ comunque condivisibile la scelta: piuttosto che dare i soldi ad un altro, li faccio guadagnare a mia moglie: è una moda che non riguarda solo Icardi, è un po’ per tutti. Ci sono pro e contro in tutte le parti: basta la regola del buon senso e l’accordo si trova”.

I due protagonisti di Torino-Inter?Dico Falque per il Toro: unisce tecnica e fantasia, a me piace molto. Poi dico Icardi con la voglia di riscatto dopo i gol mancati nel derby”.

Sei stato calciatore, dirigente e una breve esperienza da allenatore: ad oggi quale sceglieresti? “Potessi farlo, tornerei giocare a calcio: meglio fare il calciatore! (ride ndr). Fuori dal terreno di gioco, preferisco fare il Direttore sportivo”.