Il portiere del Crotone, Cordaz, ha parlato ai microfoni della Gazzetta dello Sport della sfida che questa sera andrà in scena contro l’Inter, squadra in cui ha mosso i primi passi da calciatore.

crotone, cordaz

Crotone, Cordaz nel 1999 all’Inter

«Avevo gli occhi a cuoricino. Tutto era grande, strano, bello. Mi sembrava di essere capitato in una famiglia. Ho fatto fatica, tanta fatica. La mia vita è stata tutta una risalita. Sono sempre ripartito da zero. Ma Stefano Marchetti, ds del Cittadella, ci ha creduto. E Cittadella è uno spot per il calcio. Ti insegna a stare al mondo nel mondo del calcio. Mi sono trovato da Dio. 

A Crotone devo il resto. E oggi posso definirmi un crotonese. Uno del nord, veneto vero, che parla in dialetto come può trovarsi nel profondo sud? Benissimo. E vedo delle similitudini con Cittadella. A Crotone ho fatto nascere Beatrice e Santiago, ho rinnovato fino al 2020 (il procuratore è Francesco Romano che lo ha preso con una stretta di mano a Conegliano). Con Ursino, i Vrenna e il segretario Emanuele Roberto c’è stima vera. I nostri risultati sono figli di questa sintonia, un legame di cui vado fiero. Qui c’è amore per il calcio, come a Cittadella, c’è calore, ti fanno sentire importante e per un calciatore è il massimo. Ci siamo presi per mano e, da penultimi in B, siamo in A. Qui ti leghi se metti l’anima in quello che fai. Abbiamo creato un gruppo operaio che bada al sodo. Ragazzi umili, alcuni sono amici veri, come l’altro portiere Marcone Festa, Barberis, Stoian».

Stasera l’Inter. ma senza Icardi. E’ più tranquillo? Vengono i suoi?

«C’è Eder. Fondamentale è stare concentrati e tenere la testa bassa. I miei? Papà è stato operato al ginocchio, mamma a una spalla. Non ce la fanno».