Udinese, Oddo: “Mi è stato chiesto di far crescere i ragazzi”

| 15/12/2017 10:45

Ai microfoni della Gazzetta dello Sport, il tecnico dell’Udinese Massimo Oddo ha parlato della trattativa col club friulano, preceduta dalle chiamate di altri club.

Oddo, con chi ha parlato?

«Frosinone, Brescia, Cagliari (dove sembrava fatta), ho avuto contatti con l’estero. Speravo in qualcosa di interessante in cui poter creare per il futuro».

E quindi arrivò l’Udinese. Cosa le hanno chiesto i Pozzo?

«Di far crescere i ragazzi. Di costruire una squadra bella a vedersi. E, naturalmente, i punti».

Li ha fatti finora. Lasagna l’ha esaltata: «Con Oddo facciamo più tattica e sappiamo come muoverci». Come lavora Oddo?

«I primi tre giorni ad alta intensità. Si usa molto il pallone e cerco di creare situazioni che ripropongano momenti della partita a campo aperto».

Ha avuto tanti allenatori, da chi ha preso?

«Ho cercato di rubare da tutti, pure da quelli con cui sono stato meno bene, ma non mi rifaccio a nessuno».

È’ stato in Germania al Bayern Monaco: cosa ha portato dal calcio tedesco?

«Il comportamento. Poche lamentele. Puoi prendere più dall’esterno che dal campo. Sono troppo avanti».

Come si rapporta con i calciatori, lei che ha smesso relativamente da poco?

«Sono me stesso. L’errore più grande è far finta di essere quello che non sei. E anche far paragoni con il tuo passato da calciatore. Io ho sempre scherzato, lo faccio anche con loro».

Lei è laureato in Scienze Manageriali dello Sport. E’ sempre stato definito uno intelligente. Pensava di fare il dirigente, il manager, quando ha capito che poteva svoltare verso la carriera di allenatore?

«Chi si laurea non è intelligente. Ottiene solo una soddisfazione personale. Vero, l’obiettivo era un altro. Ma ho iniziato quasi per caso al Genoa. Grazie all’amicizia con Fabio Liverani, che è bravo. Mi proposero di allenare gli Allievi B. Ero scettico. E’ stata la cosa più bella, mi sono rapportato con dei ragazzini e ho due figli. Poi è arrivata la Primavera del Pescara, il ritorno a casa e tutto il resto».

Di nuovo da mamma e papà che è un allenatore. Come la vede?

«Gioca a tennis… Non mi segue in modo asfissiante».

E lei con i figli com’è?

«Non metto pressione, voglio solo che facciano sport. Uno a calcio gioca, ma non pensiamo al campione e a quelle storie lì».

Barak, Fofana, Jankto, Samir, Balic, Ingelsson. A Udine, invece, ci sono potenziali campioni. Gente da mercato pesante.

«Grande potenziale. In una splendida struttura. Ma, sia chiaro, qui non ci sono campioni. Non devono avere fretta. Possono arrivare. Ma, per esempio, Jankto di cui si è parlato tanto, ha degli ottimi tempi di inserimento, ma deve correre anche indietro».

Cosa pensa di aver dato all’Udinese?

«Quel che mi hanno chiesto. I punti, per ora. Poi credo solidità, impegno, concretezza».

Lei ha avuto Bizzarri a Pescara e lo ha messo in porta. Non ha dubbi?

«In questo momento gioca lui, ha esperienza, parla e questa squadra era un po’ muta. Ma Scuffet ha il futuro davanti».

Ora va a Milano, la sua Milano, con l’Inter. Cosa rappresenta Milano per lei? E l’Inter?

«Ho scelto di viverci, è una città di riferimento, la più europea d’Italia, è sviluppata. L’Inter? I ricordi milanisti ti portano al derby, ma è una partita contro una squadra forte che ha cambiato poco e in cui si vede la mano dell’allenatore. Bisogna trovare tempi e modi per prenderli alti».

L’Inter ha un giocatore «svolta»?

«Sì due, Icardi finalizza e Borja Valero illumina».


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