Europa League, 4 cose che non sapevi delle avversarie delle italiane

| 12/12/2017 00:51

Milan, Atalanta, Napoli e Lazio se la vedranno rispettivamente con il Ludogorets, Borussia Dortmund, RB Lipsia e Steaua Bucarest. Ma non tutti sanno che…

Europa League, 5 cose che non sapevi di Steaua Bucarest, RB Lipsia, Ludogorets e Borussia Dortmund: le avversarie delle italiane

Vista anche la massiccia componente italiana ancora a galla nelle coppe europee, il prossimo mese di febbraio si annuncia incandescente. Juventus e Roma hanno incontrato sul proprio cammino Tottenham e Shakhtar Donetsk, di cui vi abbiamo già svelato qualche retroscena qui. Nella seconda competizione europea invece, l’Italia dovrà spingersi ad est: la più vicina è il Borussia Dortmund, ma tre città su quattro si collocano dietro la vecchia Cortina di Ferro dei paesi comunisti. A cominciare proprio dalla Steaua Bucarest, con evidenti problemi d’identità…

  1. Sugli attenti Steaua!

L’attuale nome della squadra è FC FCSB, letteralmente Football Club Football Club Steaua Bucarest: no, non è un errore di trascrizione. Tutto nasce da un problema con l’esercito rumeno, che negli anni ’80 era il vero proprietario della squadra, sotto la direzione di Valentin Ceaușescu, figlio dello storico dittatore Nicolae. La Steaua era il simbolo della potenza del dittatore ma nel 1998 cambiò tutto: la squadra fu acquisita da Gigi Becali, ancora oggi presidente del club. Becali staccò la squadra dalla polisportiva, procurando la frattura con l’esercito e cambiando il modo di vivere la Steaua. La Corte suprema romena che per diversi mesi mandò la squadra a giocare lontano da Bucarest, da pochi mesi l’esercito ha creato una sua squadra, che è partita dalle leghe inferiori rumene e ha il vecchio logo.

2. Why always Lipsia?

Negli ultimi anni si sono registrate decine di manifestazioni contro il Lipsia: perché la società controllata dalla Red Bull è tanto odiata? Il RasenBallsport Lipsia, abbreviato in RB Lipsia per ricordare la famosa bevanda ed aggirare il divieto di sponsorizzazione nel nome, è una vera e propria operazione commerciale del colosso austriaco, che ha rilevato nel 2009 un club di quarta divisione per portarlo in Champions a suon di milioni nel giro di 7 anni. Niente a che vedere dunque con lo storico Lokomotiv Lipsia, piombato, ahilui, nei meandri delle serie dilettantistiche. Almeno gli abitanti della città avranno un club a cui aggrapparsi, direte voi. Tutti felici? Non proprio. Per il resto della Germania il Lipsia è l’equivalente dell’ananas sulla pizza per i napoletani: un sacrilegio. Ed infatti non hanno mai mancato di far presente questo malessere, arrivando a lanciare sassi e bottiglie contro il pullmann che trasporta la squadra.

3. Borussia Dortmund, tutto merito del Vulcano

No, non dovete riaprire il libro di geografia. Nei pressi di Dortmund non c’è nessun vulcano. Ce ne sono però in Islanda ed in particolare uno ha quel nome impronunciabile: Eyjafjallajökull. Ebbene, è grazie a quel vulcano se il Borussia ha concluso uno dei colpi più importanti della sua storia recente: Robert Lewandowski. All’epoca del Lech Poznan, l’anno prima che andasse al Borussia, l’attaccante era conteso tra Blackburn, West Brom e Celtic Glasgow: in particolare, i primi furono i più veloci a trovare un accordo con la società polacca ma vollero sottoporre il giovane bomber ad un provino. Purtroppo, in quell’aprile 2010, il suddetto vulcano bloccò i voli di mezza Europa, tra cui quello che portava Lewandowski in Inghilterra. Provino cancellato dunque, ed affare rimandato di 2 mesi: giusto il tempo affinché arrivasse il club tedesco della Westfalia a scippare via il bomber che gli avrebbe regalato 2 Bundesliga ed una finale di Champions League.

4. Ludogorets Green Ladies

Pensavate di averle viste tutte? Ecco che arriva un gruppo ultras formato solo da ragazze: le Green Ladies, a difesa dei colori del Ludogorets. Fenomeno quasi sconosciuto da noi, nell’Europa dell’est invece è piuttosto comune imbattersi in gruppi ultras al femminile, alcuni disposti al “confronto” come e più dei loro colleghi uomini. Ma non fatevi ingannare dall’aspetto minaccioso: dopo gli inizi turbolenti, il gruppo delle Green Ladies è diventato via via più tranquillo. Oggi è composto da una trentina di donne comprese fra i 19 e i 30 anni, che oltre a girare l’Europa in lungo e in largo con le Aquile bulgare, organizza anche raccolte fondi a fini benefici.

A cura di
Vincenzo Credendino

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