Prandelli: “Io il primo a chiamare Insigne in Nazione, mi fecero a pezzi! La mia su Napoli-Juve. Inter? Anche Sarri faceva un altro sport…”

| 30/11/2017 16:10

Le parole di Prandelli

Cesare Prandelli, ex Ct della nazionale italiana e attuale allenatore dell’Al Nasr di Dubai, ha rilasciato un’intervista per l’edizione odierna de Il Mattino. Ecco alcuni passaggi:

Prandelli, nel big match tra azzurri e bianconeri servono più testa o più gambe?

«Più testa: sta tutto lì dentro. E quando c’è un duello tra le migliori, quello che conta è la forza delle proprie idee».

La Juve è più o meno forte rispetto all’anno scorso?

«In questo momento, l’unica verità è che c’è un Napoli stratosferico che fa sembrare tutti più piccoli di quelli che realmente sono».

In cosa è diverso questo Napoli da quello di dodicimesi fa?

«Nella consapevolezza di se stesso. Si guarda allo specchio e si piace.Ma non è solo questo: si piace e ha capito anche essere una squadra vera. La Champions ha forgiato il carattere di questa squadra, le sfide ad alti livelli ne hanno formato una personalità forte: si vede che i giocatori non hanno paura di niente e nessuno».

​Domani peserà di più il valore individuale o la predisposizione del gioco?

«Un episodio. Quando c’è questo equilibrio basta una punizione, una rimessa con le mani per far pendere la bilancia da un lato piuttosto che da un altro. La partita è facile da decifrare: da una parte ci sarà un Napoli quadrato, dall’altro una Juventus in cui il singolo in ogni momento può colpire».

L’assenza di Higuain, in questa ottica, potrebbe pesare molto?

«È un catalizzatore. Ed è per questo che può condizionare certe giocate. Paradossalmente, se non gioca lui la Juve può essere più imprevedibile».

È un caso che due delle big della nostra Serie A non abbiano padroni in Cina o in America?

«Benvengano i capitali stranieri, ma non perdiamo i personaggi che hanno fatto la storia del nostro calcio. De Laurentiis e Agnelli sono depositari della nostra cultura, delle nostre tradizioni, conosconoil valore della maglia, il peso e il significato dei loro club».

Mertens a 28 milioni è l’affare della prossima estate?

«Magari il sogno della prossima estate ma il Napoli non lofarà partire tanto facilmente».

Ma a 30 anni come si fa a diventare un attaccante centrale così forte?

«Perché il belga è un giocatore che non si pone limiti, se si mette nelle mani del proprio allenatore, che si fida ciecamente di lui, che non ha nessuna voglia di vivere di rendita».

Questa Inter fa sul serio?

«È arrivato Spalletti che ha sempre lavorato con competenza ovunque. Ha dato il ruolo giusto a certi calciatori, ha dato concetti di gioco importanti. E ha il vantaggio di poter allenare la squadra per tutta la settimana».

È un altro sport come dice Sarri?

«D’altronde fino a due anni fa anche lui faceva un altro sport… Ma alle coppe europee nessuno rinuncia col sorriso».

Insigne può fare la differenza domani?

«Certo, ormai oltre al genio mette in campo anche la saggezza. Fui il primo a chiamarloinNazionale, ovviamente mi fecero a pezzi. Lui, Verratti e Immobile stavano facendo bene nell’Under 21 di Mangia: e non a caso la prossima Italia punterà tutto su di loro. Avevo visto bene».


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