Fonseca: “I miei figli come Pirlo e Batistuta, con Higuain il Napoli avrebbe vinto”

| 24/11/2017 11:40

Fonseca sui figli

Ha parlato ai microfoni del Corriere dello Sport l’ex centravanti di Cagliari, Napoli, Rome e Juventus, Daniel Fonseca. Ecco le parole del bomber sul figlio 16enne, Matias, di proprietà dell’Inter e appena convocato dall’Under17:

Su suo figlio Matias?
«Detto che anche suo fratello maggiore Nicolas, in passato frenato da un infortunio, sta facendo molto bene nella Primavera del Novara, sono molto orgoglioso. Ma ci tengo a spiegare che non ho alcun merito. Non ho mai fatto pesare il mio nome, tanto che quando l’Inter – che con l’Atalanta ha il miglior settore giovanile d’Italia – voleva Matias ha chiamato il Como, non me. Lui è uno tosto, ha già capito che se vuoi avere una speranza di sfondare devi curare tutto. A partire dalle abitudini alimentari e della vita privata. Mentre Nicolas è un centrocampista alla Pirlo, Matias fa l’attaccante ma mi somiglia poco. Piede destro e gran fisico, ricorda Batistuta e Vieri per come lotta su ogni pallone, difende la palla e fa salire la squadra. Ogni tanto è giù perché non segna, e gli dico che a una punta basta un attimo per decidere una partita. Che non deve mollare mai».

Anche l’Inter di Spalletti non molla mai.
«La barca va dove la porta il timoniere. Per me è una sorpresa relativa. Spalletti e Sabatini sono il top nei rispettivi campi. Luciano è arrivato in un mondo diverso da quello romano ma ha subito convinto 25 giocatori a seguirlo in tutto e per tutto. Un capolavoro. Anche Ausilio è molto bravo, ma l’arrivo di quei due ha creato il mix perfetto».

L’Inter potrà lottare per lo scudetto?
«Di sicuro non crollerà come negli anni scorsi, perché Spalletti è una garanzia anche sotto l’aspetto atletico. Dove arriverà l’Inter, è presto per dirlo. Ma il fatto che non ci sia il solito monologo della Juve è un bene per il calcio italiano».

Sul campionato

Chi è la favorita?
«Il Napoli gioca benissimo ed è il più rodato. Se avesse ancora Higuain avrebbe già vinto lo scudetto. La Juve però è un carrarmato, ha sempre fame e oltre al Pipita c’è quel genio di Dybala. E occhio alla Roma, anche lì si è creato l’asse giusto tra Di Francesco e Monchi, altro dirigente con una marcia in più».

Domani sera c’è il “suo” Cagliari sfida l’Inter?
«Faccio un gran tifo per quella che rimane la mia squadra del cuore dopo gli splendidi anni con Ranieri, Francescoli e la famiglia Urrù. Il Cagliari si salverà di sicuro, ma temo che l’Inter domani vincerà».

Chi sarà il re dei bomber?
«Dico Icardi, una furia in area».

Come ha vissuto l’eliminazione dell’Italia?
«Malissimo. I miei figli sono italiani. Non esiste un Mondiale senza Italia. Non ho potuto vedere le due gare contro la Svezia ma la sensazione è che siano state la fotografia di un movimento che ai propri giovani si preoccupa di insegnare troppo la cultura della forza fisica invece di quella del talento».

Il calcio è un po’ cambiato rispetto ai suoi tempi…
«Certo, allora si giocava in 70 metri, oggi ci sono venti uomini in 30. Ovvio che bisogna essere pronti a livello agonistico, ma poi la differenza la fanno sempre gli artisti. Insigne e Mertens sono piccolini, eppure…». 

In compenso stanno facendo bene i suoi connazionali Bentancur, Torreira e Vecino.
«Bentancur tra un anno sarà tra i migliori centrocampisti. Torreira è un “Pac-Man” che divora gli avversari, ma ha anche qualità. Vecino è cresciuto molto, ora è davvero completo».


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