Intervenuto ai microfoni dei colleghi de La Stampa, Gigi Lentini, ex di Torino e Milan, ha rilasciato alcune dichiarazioni.

Le parole di Lentini:

“Di là ho vinto 3 scudetti, una Coppa dei Campioni, una Coppa Uefa, 3 Supercoppe. Però il Toro era e resta casa mia, poi io non sono uno che ama i cambiamenti: è stata una decisione che professionalmente andava fatta, però ho sofferto parecchio. Non avrei dovuto dire certe cose, ma io all’epoca sarei davvero voluto restare al Toro: mi ricordo che l’ultima partita contro l’Ascoli, quando fui portato sotto la Maratona, ero convinto di rimanere. Firmai l’ultimo giorno possibile. Il presidente Borsano aveva qualche problemino economico, non fui l’unico ad essere venduto. Il biliardo? E’ una grande passione, ma resta solo un hobby. Il mio lavoro è un altro, ho aperto da poco un’attività: produco e vendo miele. Miele Lentini: c’è un negozio a Carmagnola, la mia città, che lo propone. Ma mi espanderò presto. Niang? Non mi ha mai impressionato, io non l’avrei comprato: ha qualche qualità ma finora ha dimostrato di essere troppo discontinuo, non mi sembra un giocatore di livello. Era meglio Duvan Zapata, che da quel che si dice era quasi preso”.

E continua:

“A Belotti consiglio di stare lontano dagli undici metri, non sono roba sua. Un grande attaccante può anche esimersi da tirare i calci di rigore. Io ero un po’ come lui, però avevo trasformato quello col Perugia nel maledetto spareggio di Reggio Emilia. Avevo imparato a batterli a fine carriera, quando giocavo nei dilettanti con Fuser. Sfida tra deluse? No, perché il Toro non lo è. Poteva fare di più, ma riuscirà ad esprimersi, è una buona squadra. Qualche partita l’ho vista, le qualità ci sono e sono sicuro che le tirerà fuori. Contro l’Inter mi ha impressionato. Mihajlovic? Nel calcio quando non arrivano i risultati a pagare è sempre l’allenatore, ma al serbo va dato ancora tempo: comunque i suoi sono oltre la metà classifica. Vedremo tra un mese”.