Palermo, il buco sale a 70 milioni: da Baccaglini alla Serie D, ecco gli scenari

In queste ora a Palermo non si parla che di fallimento, Come riportato dall’edizione odierna del La Repubblica, la situazione sarebbe ben più grave del previsto. Il guaio è che Alessandro Colasi, che per contro della Price Waterhouse Coopers ha consegnato la relazione ai magistrati palermitani, ha dimostrato che il buco è ben più ampio dei venti milioni di cui si parlava. Il fatto certo è che al palazzo di giustizia credono a Colasi e non a Zamparini e quindi per il Palermo, dopo la richiesta di fallimento, si aprono scenari che non possono far dormire sonni tranquilli ai tifosi.

Palermo, ecco gli scenari societari dopo l’istanza di fallimento

Tali scenari sono essenzialmente due, ma è bene fare un passo indietro. Dopo il fallimento del closing con Baccaglini che aveva offerto a Zamparini 70 milioni (20 milioni più un bonus di 10 in caso di promozione in serie A e altri 40 per i debiti), lo stesso Zamparini ha parlato di una serie di trattative in corso, sino ad annunciare che entro dicembre avrebbe ceduto il Palermo a Frank Cascio, pronto a investire 100 milioni di euro. La verità è che sino a questo momento l’unica vera offerta arrivata a Zamparini, offerta agli atti dell’inchiesta della procura, è quella di Paul Baccaglini. C’è di più: nei giorni scorsi Baccaglini ha presentato una nuova offerta, alla quale Zamparini non ha ancora risposto.

Ma torniamo ai due scenari che si aprono per il Palermo, prendendo ad esempio due vicende simbolo della recente storia del calcio italiano. La prima ipotesi, esemplificata dalla vicenda del Bari, è che il tribunale dichiari il fallimento della società e che qualcuno compri il Palermo presentando un’offerta al curatore fallimentare. In questo caso il Palermo conserverebbe il titolo sportivo e manterrebbe la categoria che occupa. La seconda ipotesi, quella certamente più nefasta, è quella che ha riguardato di recente il Parma. La società va in fallimento, all’asta non si presenta nessuno, la squadra non si iscrive al campionato e riparte dalla serie D con una nuova proprietà e una nuova denominazione sociale.

C’è poi una terza ipotesi, ed è che Zamparini, in questi giorni anche accerchiato per il debito di 59 milioni con la Banca Popolare di Vicenza, riesca a evitare il fallimento. Dimostrando, carte alla mano, che i conti del consulente della procura sono sbagliati. Oppure trovando i 70 milioni necessari a ripianare il debito. In questo caso chissà che non possano tornare utili i 100 milioni di Cascio di cui il patron parlava e che però sono rimasti sulla carta. O i 70 che Baccaglini gli ha nuovamente offerto. Sempre che, con un possibile fallimento alle porte, le strategie non cambino e chi aveva stanziato una cifra per prendere la società cerchi di spendere meno partecipando all’asta.

Una situazione che potrebbe avere ripercussioni anche in campo. Anche qui, fra le varie ipotesi prospettate, si va dalla soluzione indolore sia che Zamparini trovi i soldi, venda a un nuovo proprietario o che qualcuno compri la società all’asta sino a quella più drammatica di una squadra che fallisce, perde il titolo sportivo e vede i suoi giocatori svincolarsi d’ufficio. Tutti scenari nei quali dovrà essere bravo Tedino a districarsi tenendo la squadra lontana dai rumors di questi giorni. Perché sì, in questo caos societario, c’è una squadra che scende in campo per difendere il primo posto in classifica.