Infortunatosi a settembre, Andrea Conti sta lavorando duramente per tornare quanto prima a disposizione del Milan e di Vincenzo Montella. Il terzino rossonero, sulle colonne della  Gazzetta dello Sport, ha raccontato il suo percorso di lavoro.

Conti, sabato 16 settembre 2017: operazione per la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Due mesi giusti. Come sono stati?

 

«I primi 15 giorni molto difficili. Mi chiedevano riposo, io passavo dal letto al divano, poi la notte non dormivo».

 

Qual è stato il maggiore dolore?

 

«I primi tre minuti. C’è stato un passaggio in profondità, io ho provato a intercettarlo e ho avuto la sensazione che il ginocchio uscisse e rientrasse, molto veloce. Un dolore incredibile, poi mi è passato anche se per 15 giorni ho fatto colazione con l’antidolorifico per il male alla coscia. Mi hanno preso il tendine da lì, era come avere uno strappo».

 

Com’è oggi una giornata tipo?

 

«Vengo a Milanello al mattino: dalle 9.30 sono sul lettino. Poi alterniamo il lavoro con i pesi sulla forza al lavoro metabolico, con cyclette o vogatore. Ho imparato che il riposo conta tanto, quindi al pomeriggio metto il ghiaccio e basta».

 

Restano ore per la PlayStation.

 

«Lasciamo stare. Non ho ancora la connessione: niente PlayStation e niente Netflix».

 

A che punto siamo con il recupero? Una stima sul ritorno?

 

«Mi hanno detto che tornerò a marzo ma dipende da come reagirà il ginocchio. Qualche giorno fa ho corricchiato, è stata una liberazione, anche se dopo 5’ non ce la facevo più. Con la palla ancora niente, giusto qualche palleggio».

Ancora capace?

«Mah, non è che fossi un fenomeno anche prima…».

In questi mesi, che ha scoperto Andrea Conti su Andrea Conti?

«Io ho sempre avuto la sensazione di essere un ragazzo forte, prima dell’operazione ho capito che è vero. Certo, mi manca il campo: a 23 anni capisci che giocare è la cosa più bella. Per il resto, sono sempre io. Testardo, tranquillo, spero umile, legato alle nipotine e alla famiglia. È una famiglia bianconera e anche io da piccolo ero juventino, non mi vergogno. Ora tifiamo tutti Milan, anche se ho un bassotto che si chiama Arturo per Vidal».

Vidal è fuori dal Mondiale, come l’Italia. Che è successo lunedì?

«Io ero sicurissimo che ci saremmo qualificati. Sicuro sicuro sicuro. Si parla di frizioni tra squadra e allenatore ma io, per le poche volte che ho fatto parte del gruppo, non ho visto problemi. Erano tutti amici».

Il calcio italiano è disastroso?

«No. Siamo forti, un’ottima squadra con ottimi giovani. Romagnoli, Rugani, Donnarumma, Caldara, Spinazzola, Gagliardini, Bernardeschi, Chiesa. Poi Belotti, Immobile e Verratti. C’è tanto per ripartire».

Che si può dire sui ragazzi? Servono le squadre B?

«Non lo so, però so che i giovani devono giocare, fare esperienza sbagliando. Io sono andato in Lega Pro, ora mi chiedo: che senso ha passare dalla Primavera alla A per fare panchina?».

In quei mesi pochi credevano in Conti. Di Biagio era uno di loro?

«È stato forse il primo. All’inizio all’Atalanta non giocavo, ma lui mi convocava. Anche dopo l’Europeo Under 21, cinque mesi fa, l’ho chiamato per ringraziarlo».

Si parla di lui come traghettatore. Buona idea?

«Con i giovani ci sa fare. Per me sarebbe perfetto, ma aspettiamo e vediamo che decide la Federazione».

A proposito di calcio giovanile, com’è stato quel provino da ragazzino al Milan?

«Giocavo a Valmadrera, mi hanno contattato Inter, Milan e Atalanta. Ho fatto subito il provino con il Milan ma non mi piacevano l’ambiente, le persone. Mio papà ha scelto l’Atalanta ed è andata bene. Mi hanno seguito come uomo prima che calciatore, a Bergamo chiedono anche le pagelle, cercano i giocatori negli oratori».

Tanti anni dopo, il Milan vero. Con un volo privato da Ibiza.

«Ero appena arrivato al mare, stavo ritirando i bagagli e mi hanno chiamato: “Devi tornare”. Qui ho trovato un grande club con grandissima organizzazione».

Si è scritto della concorrenza di Napoli, Chelsea, Inter…

«Il mio agente mi ha detto qualcosa sul Napoli, con il Chelsea c’è stato qualcosa ma la vera alternativa era l’Inter. L’interesse del Milan è stato nettamente maggiore e ho deciso: mi piaceva l’idea del nuovo ciclo».

Come finirà la stagione?

«Il Milan verrà fuori, sicuro. Servirà tempo ma andremo in Champions. Juve e Napoli sono davanti, l’Inter è molto preparata, poi ci sono Roma e Lazio. Ce la giochiamo con loro».

E l’Atalanta?

«Magari non ripeterà il quarto posto, però farà un ottimo campionato. A Gasperini sarò grato a vita. Mai lavorato come con lui: dopo l’allenamento dovevo dormire un’ora…».

Domenica sera ci sarà Inter-Atalanta, fratelli contro. Per chi si tifa, per Caldara o per Gagliardini?

«Per Caldara, ovviamente».