I colleghi de La Gazzetta dello Sport hanno stilato la lista dei dieci luoghi comuni sull’Italia, due giorni dopo la mancata qualificazione ai Mondiali di Russia 2018.

I 10 luoghi comuni sull’Italia:

“1) Il calcio è nel Dna degli italiani. Col cavolo. Nulla è indistruttibile: i nostri gusti sportivi e le nostre abilità col pallone vanno alimentate giorno per giorno, altrimenti deperiscono, come tutto. E così può capitare che senza Mondiale il Pil possa apprezzabilmente scendere, che la nostra autostima anche extra-calcistica precipiti, che l’appeal, spettacolare ed economico, della Serie A cada a piombo, che ci sentiamo defraudati di sogni e notti azzurre. Ma in Europa, per esempio, ci sono Paesi con molti più calciatori e soldi di noi, con migliori idee tecniche, tattiche e di organizzazione. Il Mondiale non ci è mai appartenuto per diritto divino: svegliamoci.

2) Spalle al muro, gli italiani del calcio sanno esprimere il meglio di sé: ma vi siete veramente bevuta questa litania pur con tutte le Coree, le Costa Rica, le Nuova Zelanda, le Macedonia che contrappuntano la nostra storia? Quando siamo alle strette, facciamo come gli altri: a volte ci va bene, altre malissimo. Quest’ultimo caso è più frequente quando siamo scarsi.

3) Sono solo numeretti quei 4-4-2, 4-2-4, 3-5-2… Però per ancorarsi a un modulo-mantra siamo finiti nella Fossa delle Marianne.

4) Gli allenatori si adattano al materiale umano a disposizione. Infatti è rimasto fuori Insigne, il miglior giocatore del momento.

5) Gli azzurri hanno un tasso tecnico superiore. A chi, di grazia? Lunedì sera c’è stato un dribbling vincente in 90 e passa minuti.

6) Come facciamo noi il catenaccio, nessuno, in fondo l’abbiamo inventato. Chiedere agli svedesi.

7) Le colpe sono soprattutto di… La caccia al responsabile unico è aperta. Scaricare altrove i problemi è il vero sport nazionale, altro che il calcio. Rifletteteci: le colpe sono dei politici, dei giornalisti, degli immigrati. L’avete già sentita la canzoncina? Ci sentiamo davvero migliori dopo averla intonata?

8) Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta: a forza di ripetere questo non senso sportivo, siamo piombati nell’ossessione. E perdiamo sempre.

9) Ormai abbiamo toccato il fondo, non si può che risalire. Intanto ci metteremo minimo 5 anni. Inoltre, penso che il fondo non sia perdere, sia pure in modo ferocemente deludente, una partita di calcio. Mi sembra più grave che uno stadio intero fischi l’inno di un altro Paese. Questo pubblico, che ha anche accompagnato i rinvii del portiere avversario con la nota e volgare cantilena, merita il Mondiale? Lo merita un ambiente che in poche settimane passa dallo sfregio dell’immagine di Anna Frank a quello di un mentecatto che festeggia un gol con simboli fascisti in un paese simbolo della disumanità nazifascista? Come hanno scritto per un famoso discorso di John Kennedy: non chiedetevi che cosa il calcio può fare per voi, chiedetevi che cosa voi potete fare per il calcio”.