La Gazzetta dello Sport parla oggi di un argomento molto interessante: “Cosa fare dopo aver fatto il calciatore per guadagnarti da vivere?”

La domanda sembra scontata e magari molti pensano che dopo aver fatto il calciatore si possa campare di rendita a vita. Non è così e il presidente dell’Aic Tommasi ha dichiarato che solamente il 5% ci riesce.

Che fare, una volta chiuso col gioco? Vivere di rendita non si può, specie se si è giocato soltanto in Lega Pro. “Il calciatore professionista italiano – ha spiegato Paganin – percepisce in media 50mila euro lordi a stagione. Quelli che a fine carriera hanno milioni in banca sono soltanto il 5 per cento del totale”. Il 95 per cento deve rifarsi una vita. Fabio Poli, direttore organizzativo Aic: “L’ottanta per cento dice di rimanere nel calcio, ma la maggior parte di costoro ricopre incarichi su base volontaria, non remunerata”. Gerolin: “Io da calciatore spendevo. Ho però avuto la fortuna di essere indirizzato bene dall’Udinese per il dopo. Ho girato il mondo come osservatore, mi sono specializzato. Ragazzi, divertitevi, ma pensate al futuro”.
Bertotto: “Viene il giorno in cui si passa dalla bolla dorata alla dura realtà della vita normale”.

Oltre il 40 per cento degli ex giocatori ha seri problemi di salute, con invalidità per lo più a ginocchia e caviglie. Ci sono quarantenni con problemi da settantenni e le cure costano. Le regole della pensione sono cambiate, i calciatori professionisti post 1996 andranno in pensione a 66-67 anni come i comuni mortali e percepiranno un assegno in base al versato. In media sarà di 1500 euro per chi avrà 16 anni e 8 mesi di contributi, quota non facile da raggiungere per tutti.

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